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CHI SIAMO

B On Board è il collegamento qualificato tra le imprese che vogliono crescere nei mercati internazionali ed i talenti multiculturali, di cui valorizza le specifiche competenze culturali, esperienze e attitudini.

Sei una risorsa multiculturale o con uno profilo fortemente internazionale? B On Board ti presenta le migliori opportunità di carriera in ambito internazionale per il tuo profilo.

Sei una impresa che vuole competere con successo all’estero o che vuole diventare multinazionale?  B On Board mette a disposizione della tua impresa le migliori risorse per il business internazionale.

MULTICULTURAL RECRUITER NETWORK

B On Board ha creato la Multicultural Recruiter Network, la prima rete professionale di Recruiter Multiculturali, nata per supportare la ricerca di candidati per posizioni relative alla gestione di business  internazionale in Italia e all’estero.

L’iniziativa coinvolge oggi alcune decine di professionisti multiculturali, di nazionalità e culture differenti e provenienti da oltre 20 paesi, che supportano B On Board nell’attività di ricerca dei candidati in modalità innovativa,  facendo leva sulle loro innate capacità di networking internazionale.

La selezione dei candidati viene invece svolta in modalità tradizionale, mediante interviste, test e colloqui gestiti da personale senior di B On Board.

OPPORTUNITA'
We are looking for a German native with fluency in English (knowledge of Italian is a plus) with experience as a commercial technician or business development in the field of building materials or furniture for an international company that produces and commercializes tiles
LE STORIE DEI NOSTRI TALENTI
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CASE HISTORY

Presentiamo alcune delle nostre case history di business.

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“Mau ke mana?” Prossima sfida: la Malaysia

“Mau ke mana?” oppure “dove stai andando?”, la risposta giusta dovrebbe essere “vado soltanto a fare una passeggiata” oppure “niente d’importante”. Ecco il modo di salutare tipico dei malesi. Perciò se la Malaysia si […]

Itameshi

Ha mai sentito la parola “Itameshi”? Business in Giappone

“Itameshi” è il termine che i giapponesi utilizzano per riferirsi al “cibo italiano”, ma è anche un vero trend con una lunga tradizione in questo paese. La gastronomia […]

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Opportunità di business in Cile

Il Cile è l’unico paese OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) del Sud America con profili di rischio assimilabili a quelli di un mercato avanzato. L’elevata qualità del comparto della meccanica […]

Khalid-Chaouki foto

BOnBoard intervista il deputato del Partito Democratico (PD) Khalid Chaouki

“Le imprese più inclusive sono di certo le più competitive e un approccio alla gestione delle risorse umane finalizzato alla valorizzazione delle differenze di cui […]

business arab

Fare business durante il mese del Ramadan

Siamo in questi giorni nel periodo del Ramadan, che nel 2016 è cominciato fra la notte del 6 al 7 giugno. Il Ramadan è il […]

quadro 1

Intervista a Anna Shamira Minozzi: l’arte, il pensiero, le opere.

“La mia è una testimonianza di come ci si possa arricchire culturalmente e spiritualmente viaggiando in un paese straniero “, queste sono le parole di […]

import export

Bonboard incontra l’ingegner Rosario Alessandrello, uno dei massimi esperti di mercati esteri.

Attualmente,Presidente della Camera di Commercio Italo – Russa e della Camera di Commercio Italo – Iraniana, fra altre cariche non meno importanti, il Dr. Alessandrello […]

Meetup ok

Worldwide Skills: meeting two HR Professionals

The community “You Multicultural”is meeting two HR Professionals: Joe Severi  former Vice President Human Resources Global HRIBM Ruth di Nunzio, Head of HR Southern Europe […]

Meetup ok

Worldwide Skills: incontro con i Professionisti HR

La community “You Multicultural” incontra i professionisti HR: Joe Severi  former Vice President Human Resources Global HRIBM Ruth di Nunzio, Head of HR Southern Europe […]

arabian

Tra sceicchi e petroldollari, come rapportarsi con il mondo arabo

I petrolieri sauditi sono oggi considerati grandi uomini d’affari. Trattare con uno sceicco saudita non è semplice.Esistono anche in questo caso regole di cerimoniale da […]

BLOG

La sezione riporta comunicazioni e notizie di vario interesse dal pianeta B On Board

malaysia
“Mau ke mana?” Prossima sfida: la Malaysia

“Mau ke mana?” oppure “dove stai andando?”, la risposta giusta dovrebbe essere “vado soltanto a fare una passeggiata” oppure “niente d’importante”. Ecco il modo di salutare tipico dei malesi. Perciò se la Malaysia si […]

“Mau ke mana?” oppure “dove stai andando?”, la risposta giusta dovrebbe essere “vado soltanto a fare una passeggiata” oppure “niente d’importante”. Ecco il modo di salutare tipico dei malesiPerciò se la Malaysia si presenta come una delle prossime sfide della sua azienda, conviene entrare nel paese con il piede giusto.

Negli ultimi anni la Malaysia si è posizionata nel panorama internazionale come una destinazione molto attraente e non soltanto a livello turistico, ma anche a livello economico e commerciale. In Malaysia confluiscono due paesi in uno: da un lato le colline e l’atmosfera rilassata delle vaste piantagioni di te nelle Cameron Highlands, e dall’altro si arriva alla vivace ed energica Kuala Lumpur, motore della moderna economia malese.

La Malaysia offre rilevanti opportunità per gli investitori esteri. Posta al centro della regione del sud-est asiatico, il paese presenta, infatti, un vantaggioso sistema d’incentivi agli investimenti.

Il paese si è classificato al secondo posto nel sud est asiatico, preceduto solo da Singapore, tra i paesi considerati più attraenti per gli investimenti in infrastrutture, secondo quanto riportato dal “Arcadis Global Infrastructure Investment Index”.

Secondo la ricerca, l’infrastruttura è la spina dorsale del paese ed e’ anche un catalizzatore per il suo sviluppo economico a lungo termine. Con un tasso medio annuo di crescita della popolazione pari all’1,4%, appare chiaro che gli investimenti in nuove infrastrutture saranno un’esigenza sempre più forte in Malaysia. Se si considera poi l’obiettivo di diventare un paese ad alto reddito entro il 2020, e’ evidente l’impegno delle autorità locali a investire risorse per creare infrastrutture funzionali e centri urbani  vibranti, produttivi e vivibili, paragonabili alle altre città più importanti nel mondo.

Samuele Porsia, Direttore dell’ITA-ICE Malaysia ci racconta quali sono i principali vantaggi di avviare un business in Malaysia:

Le ottime infrastrutture e un efficiente network di servizi, un ambiente macroeconomico stabile, un mercato interno in forte crescita, un efficiente sistema bancario, una disponibilità di manodopera specializzata a prezzi concorrenziali e una diffusa conoscenza della lingua inglese fanno della Malaysia una delle mete preferite dagli investitori stranieri.

 Dal rapporto “Asia Business Outlook Survey 2015”, dell’Economist emerge che il 42,1% delle multinazionali che sono già presenti nel paese ha espresso l’intenzione di effettuare ulteriori investimenti in Malaysia nell’anno in corso. La Malaysia, in tale classifica, sale al 4° posto tra i paesi destinatari di investimenti esteri, preceduta da Cina, Indonesia, e India. Il rapporto evidenzia anche come sia in atto un raffreddamento da parte degli investitori ad utilizzare i due hub di Hong Kong e Singapore, a causa degli alti costi degli immobili, del personale, dei servizi e del costo della vita per gli espatriati.

 Dottore Porsia, quanto è apprezzato il “Made in Italy” in Malaysia? Si considera una tendenza in crescita per i prossimi anni?

L’interscambio tra Italia e Malaysia nel 2014 ha fatto registrare il più consistente saldo commerciale a favore dell’Italia mai conseguito, pari a 488,8 milioni di euro. In particolare le esportazioni italiane verso la Malaysia hanno fatto registrare una crescita del 9,6% per un valore di 1.170 milioni di euro. In calo dell’8% le importazioni  italiane dalla Malaysia, pari a 682 milioni di euro . E’ cresciuto il saldo commerciale a favore del nostro Paese, il più consistente tra i paesi dell’Unione Europea dopo Francia e Germania.

 Nel primo semestre dell’anno si e’ registrato un forte rallentamento nell’export italiano verso la Malaysia, dovuto principalmente alle difficili condizioni economiche, che hanno suggerito agli importatori malesi di attendere o differire gli acquisti. La diminuzione in valore di 196 milioni di euro (-30%) e’ da attribuire quasi totalmente al comparto macchinari, parti  e mezzi  di trasporto. Resta invece positivo il trend delle nostre esportazioni di beni di consumo che in media crescono del 15% con punte del 12 % per l’arredamento. Anche i prodotti alimentari e bevande sono cresciute del 10 % per un controvalore di 40 milioni, tuttavia ancora al di sotto del suo potenziale.

A livello culturale, la Malaysia e’ molto legata alle tradizioni anglosassoni dell’epoca coloniale e la sua evoluzione odierna.

Per operare in Malaysia, paese multietnico e multiculturale, bisogna sempre tener presente che il fattore religioso può essere determinante nel cerimoniale, usi e costumi locali. Nei pranzi di lavoro si dovrà fare particolare attenzione alle usanze culinarie religiose. Ecco alcuni consigli da seguire a seconda l’origine della vostra controparte:

 -La comunità islamica predilige una cucina halal.

-Con la comunità malese di origine indiana è buona regola di comunicazione riservare nel corso di un incontro di business i primi 10 minuti alla conoscenza preliminare della controparte locale.

-Con la comunità di origine cinese solitamente la comunicazione e’ molto più ristretta all’oggetto dell’incontro.

 

Ha mai sentito la parola “Itameshi”? Business in Giappone

“Itameshi” è il termine che i giapponesi utilizzano per riferirsi al “cibo italiano”, ma è anche un vero trend con una lunga tradizione in questo paese. La gastronomia […]

“Itameshi” è il termine che i giapponesi utilizzano per riferirsi al “cibo italiano”, ma è anche un vero trend con una lunga tradizione in questo paese. La gastronomia italiana o almeno lo stile italiano al momento di cucinare è altamente apprezzato in Giappone, paese dove ormai è possibile trovare trattorie dappertutto!

Il Giappone è un mercato maturo, sofisticato e competitivo in cui interagiscono più di 126 milioni di persone. Anche se l’offerta è ampia, tanto di prodotti locali come quelli importati, il “Made in Italy” è molto riconosciuto e richiesto grazie a caratteristiche come l’originalità, l’innovazione e la funzionalità. Bisogna dire inoltre che i prodotti italiani importati in Giappone tendono ad avere un prezzo molto elevato, mostrando un premium-price sul mercato. 

Il vino è un altro dei prodotti italiani più valorizzati. Il Giappone importa il 70% delle bottiglie di vino che vengono consumate, essendo il secondo importatore di vino dell’Asia Pacifica. L’Italia è uno dei principali fornitori: nel 2014 l’importazione del vino italiano è cresciuta del 1,7% arrivando a una quota di mercato del 18,7%.
A parte l’alimentare, ci sono diverse altre categorie di prodotti italiani che godono di ottima reputazione in quanto alla loro affidabilità e alla loro qualità: componenti meccanici, tessuti, pellami, abbigliamento, calzature e design (moda, accessori e arredamenti).
La Dottoressa Francesca MondelloVice-Direttore dell’ufficio ITA-ICE Tokyo, ci aiuta a capire meglio il mercato giapponese in riferimento al “Made in Italy”:
(B On Board): Il “Made in Italy” viene considerato una tendenza in crescita per i prossimi anni?
(ITA-ICE): L’andamento recente delle importazioni di prodotti italiani in Giappone(dati delle Dogane giapponesi, gennaio-settembre 2014/2015) evidenzia un consistente aumento nei comparti degli autoveicoli e parti e delle macchineelettriche e in minor misura, dei cosmetici e delle carni. Restano sostanzialmente stabili o in lieve crescita gli altri settori tradizionali del Made in Italy, abbigliamento, calzature e pelletteria, gioielleria, arredamento. Si riscontra una lieve flessione per alcuni prodotti del comparto agroalimentare e vini e un calo più pronunciato per i prodotti farmaceutici.
(B On Board): Quali sono i principali consigli per chi vuole avviare un business in Giappone?
(ITA-ICE): La presenza diretta nel mercato, attraverso personale bilingue ed eventualmente un centro di assistenza post-vendita, è sicuramente molto importante in questo mercato. Le barriere linguistiche e la forte concorrenza di prodotti giapponesi con un servizio di assistenza rapido ed efficiente sono ostacoli comuni a molti settori, che possono essere superati attraverso l’apertura di una sede locale. Se non si è ancora presenti con un ufficio locale, è molto importante individuare un partner giapponese. L’importatore locale provvede a impegnarsi a espletare tutte le pratiche necessarie per il rispetto delle normative locali, per lo sdoganamento e per l’applicazione dell’etichettatura in lingua locale e così via. In Giappone, infatti, è l’importatore a farsi carico di questi aspetti e non il produttore/esportatore straniero. L’importatore garantisce inoltre l’accesso al canale di distribuzione dei prodotti e può efficacemente assistere il produttore estero nella comprensione degli usi e delle consuetudini locali per il settore specifico.
Il Giappone è un paese che rispetta molto le formalità durante gli incontri di lavoro. Vogliamo sottolineare l’importanza di offrire e ricevere il bigliettino da visita con entrambe le mani e guardarlo per qualche secondo prima di posizionarlo sul tavolo davanti a lei.
Itameshi
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Opportunità di business in Cile

Il Cile è l’unico paese OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) del Sud America con profili di rischio assimilabili a quelli di un mercato avanzato. L’elevata qualità del comparto della meccanica […]

Il Cile è l’unico paese OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) del Sud America con profili di rischio assimilabili a quelli di un mercato avanzatoL’elevata qualità del comparto della meccanica strumentale italiana e l’ampia disponibilità di materie prime e risorse naturali cilene – il paese è uno dei principali esportatori di rame del mondo – consentono di individuare nel settore minerario, manifatturiero e tecnologia per l’agroalimentare i migliori margini di crescita per l’export italianoLa stabilità dell’assetto politico, le solide performance economiche e un business climate favorevole verso gli investitori stranieri, rendono il Cile un mercato importante da presidiare in cui l’Italia può già contare su un buon posizionamento e sulla presenza ormai consolidata di alcuni dei maggiori gruppi industriali nazionali.

La chiave delle relazioni bilaterali è lo scambio tra materie prime cilene e macchinari e tecnologia italiani. Tuttavia, il Cile ha più volte manifestato il proprio interesse a studiare e, con gli opportuni aggiustamenti, “riprodurre” in loco il sistema italiano delle PMI (legislazione di appoggio alle PMI, sistema di credito, distretti industriali, consorzi all’esportazione). L’incentivo di un sistema di PMI e di distretti industriali apre un grande spazio d’inserimento agli imprenditori italiani interessati ad investire in Cile e alla internazionalizzazione delle nostre PMI.

Settori di opportunità:

-Agroindustria vi sono notevoli potenzialità di rafforzare ulteriormente la cooperazione con l’industria italiana (macchine per la lavorazione e l’impacchettamento), per dotare l’agricoltura cilena degli strumenti per la creazione di valore aggiunto. Inoltre, il nostro sistema di produzione agro alimentare incentrato sulla qualità, i prodotti tipici locali e il ruolo delle piccole e medie imprese, è oggetto di particolare attenzione per le autorità cilene.

-Nel comparto infrastrutturale, Il Cile necessita di rafforzare la propria rete per dare impulso allo sviluppo economico (il Paese figura al 50° posto nella classifica di Infrastruttura Globale 2014 elaborata dal “World Economic Forum”). Le imprese italiane hanno già acquisito nel corso degli ultimi anni una rilevante esperienza e visibilità nel mercato locale grazie alla realizzazione di importanti opere.

Lo scorso anno il Governo Bachelet ha presentato la propria “Agenda per le infrastrutture, sviluppo ed inclusione”, il portafoglio di lavori pubblici più ambizioso degli ultimi 10 anni, per un valore totale di 27 miliardi di US$. Essa prevede investimenti diretti e concessioni, con l’obiettivo di portare la spesa per infrastrutture e la produzione di “beni pubblici” dall’attuale 2,5% del PIL al 3,5% nei prossimi otto anni. Per il periodo 2014-2020 è previsto un portafoglio di progetti in concessione per oltre 9,9 miliardi di US$, che comprendono aeroporti, autostrade, dighe, etc.

Durante il periodo 2014-2020 è previsto inoltre un forte investimento in progetti regionali nel settore infrastrutturale per un ammontare totale di 18 miliardi di US$. Nel settore ferroviario è in fase di elaborazione da parte della “Empresa de Ferrocarriles del Estado” un piano di modernizzazione ed ampliamento della rete, che prevede la realizzazione entro il 2020 di 18 progetti per un totale di circa 8 miliardi di US$. Le prime gare dovrebbero essere bandite a partire dal secondo semestre 2016.

-Nel comparto delle telecomunicazioni è stato annunciato un Piano Nazionale di Infrastrutture con investimenti pari a US$ 1,5 miliardi per i prossimi cinque anni, con l’obiettivo di migliorare ed estendere, anche nelle zone più remote, la connettività digitale per raggiungere i livelli medi degli altri Paesi OCSE.

-Settore energetico, tenuto conto della forte opposizione dell’opinione pubblica alla realizzazione di grandi progetti di tipo convenzionale, l’esecutivo sta mettendo in campo una serie di politiche di sostegno alle energie rinnovabili non convenzionali (ERNC), che rappresentano oggi il settore in maggiore espansione. Al riguardo, lo scorso anno è stata introdotta “l’Agenda per l’Energia”, che promuove soprattutto lo sviluppo delle ERNC. La capacità installata si è infatti più che raddoppiata negli ultimi due anni con investimenti nel 2014 pari a circa 1,4 miliardi di US$, cifra superata solo da Messico e Brasile. Attualmente la percentuale di energie rinnovabili non convenzionali in Cile rappresenta l’11,7% di cui il 40% è costituito dall’eolico, il 23% dal solare, il 19% da biomassa, il 16% da mini-idro, ed il 2% da biogas. I programmati investimenti potrebbero dunque trovare negli operatori italiani interlocutori ideali per la controparte cilena in virtù sia del nostro “know how” tecnico sia della capacità di realizzare progetti compatibili con la realtà sociale, che i cileni ci riconoscono.

-In ambito sanitario, vi sono ottime potenzialità in un comparto in cui dominano le cliniche private (la spesa pubblica ammonta solamente al 3.8% del PIL contro una media OCSE di circa il 10%). Il Governo Bachelet ha inoltre annunciato nel 2014 la volontà di effettuare un investimento di oltre 4 miliardi di dollari per la realizzazione di numerosi ospedali (20 costruiti, 20 in fase di realizzazione e 20 in fase di studio entro il 2018) nonché molti centri di salute. Esistono dunque interessanti opportunità per le nostre aziende, dal momento che l’Italia vanta un livello di assoluta eccellenza nella produzione e distribuzione di attrezzature biomedicali e di medicinali, disponendo quindi delle potenzialità per diventare un partner di primo piano in questo settore.

-Il settore del lusso è in forte espansione, con Santiago che è divenuta in pochi anni il secondo polo in America Latina dopo San Paolo. Prova ne è il graduale e costante aumento della presenza diretta dei principali marchi del settore, che ha portato alla costruzione di due mall dedicati esclusivamente a prestigiose firme internazionali. Secondo l’Associazione cilena del Lusso, le vendite di abbigliamento del lusso nel 2013 hanno raggiunto 15 milioni di dollari con una crescita del 14%, mentre il giro di affari ha superato i 500 milioni di dollari, con proiezioni di mantenimento di tale dinamismo nel prossimo biennio. Buona parte della clientela è costituita dai turisti brasiliani che, considerato l’elevato livello dei dazi e costi di importazione esistenti nel proprio Paese, acquistano le grandi marche in Cile ad un prezzo più vantaggioso (soprattutto oreficeria, bigiotteria, cosmetica e abbigliamento). Al secondo posto si collocano i visitatori argentini.

-Per quanto concerne il turismo, con la riapertura del volo diretto Roma-Santiago dal 1/5/2016 da parte di Alitalia, il nostro paese costituisce una importante piattaforma per il turismo cileno in Europa, concorrendo con Madrid e Parigi, gli unici paesi europei che dispongono di un collegamento diretto. Roma potrebbe inoltre rappresentare lo scalo ideale per l’intera aerea mediterranea, che ha visto un sensibile incremento di visitatori cileni negli ultimi anni. Infine, la ripresa di un collegamento diretto con l’Italia potrebbe contribuire ulteriormente allo sviluppo delle nostre relazioni economiche, “avvicinando” sensibilmente i nostri due paesi.

1. Crescita economica sostenuta: negli ultimi 4 anniil PIL è cresciuto in media del 4,4%;

2. Paese tra i più stabili e prosperi dell’America latina: guida la classifica dell’area in termini di competitività, reddito pro capite e basso livello di corruzione;

3. Rapporto consolidato sia dal punto dell’interscambio che degli investimenti e forte complementarietà delle nostre economie: scambiamo tecnologia in cambio di materie prime;

4. Apertura al commercio estero e agli investimenti: è il primo Paese per numero di Trattati di libero commercio conclusi a livello mondiale (in vigore anche l’accordo di libero scambio con l’UE dal 2003) e assicura un trattamento agli investitori stranieri equiparato a quelli locali;

5. Paese piattaforma: nonostante le limitate dimensioni del mercato interno, la rete di accordi commerciali conclusi gli garantisce accesso ai mercati dell’Asia-Pacifico ed ad un bacino potenziale di 3,5 miliardi di consumatori;

6. Nuove opportunità di collaborazione: necessità di diversificare l’economia e di rendere più efficienti quelli tradizionali attraverso l’acquisizione di tecnologia e know-how.

Fonte: ITA-ICE Santiago del Cile

BOnBoard intervista il deputato del Partito Democratico (PD) Khalid Chaouki

“Le imprese più inclusive sono di certo le più competitive e un approccio alla gestione delle risorse umane finalizzato alla valorizzazione delle differenze di cui […]

“Le imprese più inclusive sono di certo le più competitive e un approccio alla gestione delle risorse umane finalizzato alla valorizzazione delle differenze di cui ciascun individuo è portatore è certamente una strategia vincente”

BOnBoard intervista il deputato del Partito Democratico (PD) Khalid Chaouki. Tra gli argomenti trattati abbiamo discusso di temi d’attualità, come ad esempio la nuova legge di cittadinanza o gli effetti di una società italiana sempre più multiculturale nella scuola e nelle imprese.  

La Camera dei deputati ha approvato lo scorso ottobre la riforma della legge sulla cittadinanza, questo sarà il primo passo per creare veramente una società multiculturale di diritto:

-Come cambierà a livello pratico la vita di queste persone?

La vita di queste persone cambierà di molto, e in meglio. Basti pensare che nelle scuole italiane negli ultimi 15 anni il numero di studenti di origine straniera si è quadruplicato, arrivando a 800.000, di cui la maggioranza è rappresentata da giovani appartenenti alla cosiddetta “seconda generazione”. Sono giovani dall’identità spesso frammentata, figli di un’Italia che fino ad oggi non li ha mai pienamente riconosciuti.  Ragazzi che rischiano di non sentirsi davvero italiani, perché non hanno i diritti connessi al riconoscimento della cittadinanza. Soprattutto da adulti, il mancato possesso della cittadinanza compromette il diritto della persona di vivere una vita piena: ad esempio, una volta maggiorenni, non ci si può iscrivere agli albi professionali per lo svolgimento di determinate professioni, né si può votare o essere eletti, pur avendo vissuto tutta una vita in Italia. E per ottenere questi diritti insieme alla cittadinanza, fino ad oggi era necessario affrontare un vero percorso a ostacoli.

Quante persone si prevede che richiederanno la cittadinanza?

Sono quasi un milione i giovani nati in Italia da genitori stranieri, o che hanno vissuto nel nostro Paese la maggior parte della loro vita. Fino ad oggi sono stati “respinti” da una burocrazia che li ha fatti sentire stranieri nella propria nazione, ma finalmente ora le cose cambieranno. La legge, ora in Senato, è stata pensata soprattutto per i ragazzi nati in Italia da genitori stranieri o arrivati prima del compimento del dodicesimo anno di età che abbiano alcuni requisiti, tra i quali la frequenza scolastica e il possesso da parte di almeno un genitore del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lunga durata.

-Perché questa riforma è vantaggiosa per l’Italia?

L’Italia è già un Paese multiculturale e multireligioso, e la riforma farà compiere al nostro Paese un bel salto in avanti di almeno 25 anni. Si tratta di dare un riconoscimento legislativo allo status quo, garantendo a tutti coloro che sono nati in Italia o che in Italia sono cresciuti e hanno studiato tutti i diritti, ma anche tutti i doveri connessi allo status di cittadini. La legge che introdurrà lo ius culturae gioverà a tutti, perché favorirà l’integrazione e limiterà i casi di emarginazione e isolamento. Che, come vediamo dalla cronaca recente, possono anche sfociare in episodi di radicalizzazione.

-Come cambierà la società italiana?

Senza dubbio, cambierà in meglio. Siamo già un bellissimo melting pot di culture e tradizioni differenti, ma spesso capita che questo bel mosaico non venga valorizzato, che le minoranze vengano relegate e marginalizzate nelle periferie delle nostre città e finiscano per sentirsi definitivamente “straniere”. Questa legge è un primo, fondamentale passo per creare una società più unita e inclusiva, certamente rispettosa delle differenze, ma anche in grado di valorizzarle, partendo da una base di diritti e di doveri comuni a tutti e soprattutto da un comune senso di appartenenza.

Lei è nato in Marocco ed è arrivato in Italia quando era un bambino, si riconosce nelle “seconde generazioni”? E’ questo un termine corretto?

L’espressione “seconde generazioni” deriva dall’inglese: “first generation” e “second generation” sono concetti sociologici introdotti all’inizio del Novecento. Eppure, se ci si pensa, parlare di “seconde generazioni di immigrati” è in qualche misura contraddittorio, perché chi è di seconda generazione non ha mai affrontato l’esperienza della migrazione: è semplicemente nato da genitori stranieri. Inoltre, è sempre rischioso affidarsi ciecamente a “etichette” di questo tipo, quasi connotando una persona sulla base dell’appartenenza etnica dei genitori o dell’esperienza migratoria vissuta dalle loro famiglie. L’orgoglio delle proprie origini è sacrosanto, ma oggi l’obiettivo dovrebbe essere proprio quello di considerare i ragazzi della “seconda generazione” cittadini come noi, parte integrante della nostra società.

L’ultimo rapporto annuale sulla scuola realizzato dal Ministero dello Sviluppo con la collaborazione della Fondazione Ismu, indica che la scuola italiana sta diventando sempre più multiculturale, non solo per l’origine degli alunni, ma anche per l’offerta formativa e le strategie che si stanno seguendo. Lei è d’accordo con quest’affermazione?

Certamente: la scuola italiana è sempre più multiculturale. Negli ultimi 15 anni, si è quadruplicato il numero di studenti di origine straniera nella scuola secondaria di secondo grado, sfiorando gli 800.000. Nel 2014-15, gli italiani di origine straniera erano il 55% della popolazione scolastica complessiva, e l’84% dei bimbi figli di immigrati nelle materne sono nati in Italia. Come si vede, si va sempre più verso la stabilizzazione di un fenomeno che è molto altro dall’immagine-stereotipo del “barcone”, tristemente nota a tutti noi. La sfida maggiore per la scuola italiana è quella di fornire nuovi strumenti per fornire una prospettiva interculturale e inclusiva, e ci sono già molti e buoni esempi di questo approccio. Certamente, si deve fare sempre più e sempre meglio.

-In che aspetti la scuola italiana è veramente multiculturale e dove c’è ancora tanto da lavorare?

La scuola italiana ricerca sempre più metodi didattici innovativi e aperti al cambiamento, capaci di includere tutti gli studenti rispettando le loro specificità. Un bell’esempio è l’Istituto Carlo Pisacane di Roma, un bellissimo laboratorio di multiculturalismo e un buon modello di integrazione. Un esempio che però non è sempre facile da replicare, perché richiede una sostanziale ridiscussione del modello didattico tradizionale, e l’impegno ad affrontare sfide complesse: si pensi alle difficoltà legate all’inserimento di ragazzi stranieri adolescenti. Le ombre, di certo rimangono, a partire dai tassi di ritardo scolastico ancora elevati e l’orientamento delle seconde generazioni soprattutto verso gli istituti professionali. Troppo spesso, l’inserimento degli immigrati è rimasto confinato a iniziative con carattere di marginalità ed eccezionalità, orientato verso bisogni specifici, senza riuscire a modificare l’impianto stesso della vita scolastica. Al contrario, le migliori esperienze pedagogiche mostrano che l’integrazione degli stranieri costituisce un’occasione insuperabile di diversificazione delle strategie didattiche, ampliamento culturale e apertura della classe. Proprio per questo, bisogna dare agli insegnanti tutti gli strumenti per rendere la scuola sempre più un laboratorio di accettazione, rispetto e mobilità sociale.

Attualmente in Italia risiedono legalmente più di 5 milioni di stranieri, tra questi, molti sono i talenti che potrebbero contribuire all’internazionalizzazione delle imprese e non solo….

- Perché in Italia questi talenti multiculturali non vengono ancora riconosciuti e talvolta rimangono nascosti o addirittura sottoutilizzati?  In altri paesi, come Francia, EEUU e Canada, questo problema non è così evidente e ci sono più chance di emergere e di fare carriera. Qual è la sua posizione su questo tema?  In che modo si potrebbero promuovere le seconde generazioni?

Senza dubbio l’Italia ha ancora molta strada da fare in tema di integrazione e valorizzazione dei talenti multiculturali. Ma il trend è positivo: nel 2015, le imprese individuali aperte da cittadini nati fuori dell’Unione Europea sono aumentate di quasi 23mila unità, portando il totale di queste realtà a superare quota 350mila. Cinque anni fa, a fine 2010, erano 100mila in meno. Certamente, dobbiamo fare sempre meglio, e certi Paesi possono esserci d’esempio. L’importanza di questo tema è attestata anche da uno studio del Censis, secondo cui senza immigrati non solo il Paese invecchierebbe, ma perderebbe anche 400.000 imprese. Un dato che dimostra come in Italia chi sceglie di rimanere sul territorio nazionale riesce spesso a integrarsi. Il Censis parla in proposito di “modello di integrazione molecolare”, dove non esistono concentrazioni di popolazione straniera tali da creare “etnodisagio”. E’ questo il modello che dobbiamo portare avanti, perché anche il lavoro diventi una forma di condivisione e inclusione e non di ghettizzazione.

- Il suo pensiero su come un background multiculturale può beneficiare un’impresa?

Multiculturalismo significa anche saper condividere le diversità nel rispetto reciproco. Da culture diverse, differenti tradizioni e molteplici approcci ai problemi e alle loro soluzioni non possono che svilupparsi modelli di arricchimento per le imprese, specialmente in un mondo sempre più vario e globalizzato. Le imprese più inclusive sono di certo le più competitive e un approccio alla gestione delle risorse umane finalizzato alla valorizzazione delle differenze di cui ciascun individuo è portatore è certamente una strategia vincente.

Tra dieci anni secondo lei l’Italia sarà più multiculturale? Qual è a suo avviso, il percorso più giusto da intraprendere perché l’Italia sia anche più competitiva?

L’Italia sarà sempre più multiculturale, e questo non può che costituire un’enorme ricchezza per il nostro Paese. Pensiamo a un dato: le imprese di immigrati sono cresciute del 49% dal 2008 ad oggi, e si calcola che gli immigrati versino nelle casse dell’INPS circa 11 miliardi di euro. La scuola e il lavoro devono essere i principali laboratori di multiculturalità, integrazione, innovazione e mobilità sociale: è questa, a mio avviso, la strada per rendere l’Italia sempre più competitiva. E la legge sulla cittadinanza, in questo senso, contribuirà a costruire le fondamenta perché ciò possa avvenire.

 

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Fare business durante il mese del Ramadan

Siamo in questi giorni nel periodo del Ramadan, che nel 2016 è cominciato fra la notte del 6 al 7 giugno. Il Ramadan è il […]

Siamo in questi giorni nel periodo del Ramadan, che nel 2016 è cominciato fra la notte del 6 al 7 giugno. Il Ramadan è il mese sacro dei musulmani che corrisponde al nono mese del calendario lunare musulmano e in cui si celebra la rivelazione del Corano al Profeta Maometto.

Fino al 5 luglio più di 1.6 miliardi di musulmani nel mondo sono chiamati a seguire uno stile di vita dedicato al digiuno, la preghiera, la meditazione e all’autodisciplina. Durante il mese del Ramadan, i musulmani praticanti adulti e senza problemi di salute, non possono mangiare, bere, fumare o praticare sesso dall’alba fino al tramonto del sole.

Circa il 23% della popolazione mondiale è di fede islamica, ciò vuol dire che è la seconda religione per numero di fedeli al mondo (dopo il cristianesimo) e si prevede che diventerà la prima nel 2050 con circa 2,8 miliardi di persone. I motivi di questa crescita si trovano negli aspetti demografici, che indicano che la popolazione musulmana ha più figli delle altre religioni e della popolazione non religiosa. Inoltre, in questo momento la popolazione musulmana è mediamente più giovane, e quindi nei prossimi anni sarà più prolifica.

Attualmente l’Islam è la religione predominante nel Medio Oriente e il Nord Africa, il Sahel, il Corno di Africa e in alcune zone dell’Asia. Inoltre troviamo numerose e ampie comunità di musulmani in Cina, in Russia, nei Balcani e in India, senza dimenticare che l’Europa accoglie più di 40 milioni di musulmani. Se teniamo in conto che fra qualche decennio il numero di musulmani crescerà del 73%, uguagliando la comunità cristiana, l’occidente deve imparare a fare business con il mondo islamico, anche durante il loro mese sacro, il Ramadan.

Come anticipato, durante il mese del Ramadan i musulmani seguono uno stile di vita diverso dall’abituale, perciò è consigliato conoscere i loro costumi e adattarsi se si deve fare business con una controparte musulmana:

1.Evitare di programmare incontri di lavoro dopo le 15:00. Dato che i musulmani devono digiunare e non bere fino il tramonto del sole, le 15:00 del pomeriggio sarà un momento in cui loro cominceranno a sentirsi con meno energia. L’orario migliore per fissare un appuntamento business sarà le 10:00 o le 11:00 del mattino (gli uffici potrebbero avere un orario specifico durante il Ramadan).

2. Rispondere affermativamente all’ospitalità locale. Se siete invitati a un Iftar (rottura del digiuno), dovete andare! Ricevere un invito a un Iftar è un’opportunità da non perdere, non solo per assistere alla tradizione, ma per allargare il proprio network e rafforzare i legami con la controparte islamica.

3. Mostrare pazienza e rispetto. Il mese del Ramadan è un mese in cui fa caldo e le persone sono stanche, si consiglia di non perdere la calma ed essere paziente con coloro che stanno seguendo il digiuno. Inoltre, non aspettarsi che i businessmen musulmani siano nello stato d’animo giusto per prendere decisioni importanti. Il Ramadan è un periodo di riflessione in cui si approfitta per passare tempo di qualità con famiglia e amici.

4. Ricordiamo che la vita normale riprende non appena il sole tramonta (verso le sette di sera) e i negozi rimangono aperti fino a tarda notte. Godetevi la festa!

Curiosità: Ma cosa fanno i musulmani che vivono in paesi come l’Islanda in cui il digiuno dura 21 ore e 57 minuti (dall’alba, 2:03 del mattino fino il tramonto, intorno alla mezzanotte)? I saggi islamici hanno risolto questo problema consigliando ai fedeli di seguire il calendario di un altro paese musulmano.

Invece questo dilemma non si presenterà in Australia, dove ora è inverno, e il digiuno dura soltanto 11 ore e 24 minuti!

Allora non ci resta che augurarvi un bellissimo Ramadan Mubarak!

Intervista a Anna Shamira Minozzi: l’arte, il pensiero, le opere.

“La mia è una testimonianza di come ci si possa arricchire culturalmente e spiritualmente viaggiando in un paese straniero “, queste sono le parole di […]

“La mia è una testimonianza di come ci si possa arricchire culturalmente e spiritualmente viaggiando in un paese straniero “, queste sono le parole di Anna Shamira Minozzi, artista italiana, ideatrice di innovative composizioni calligrafiche. Il suo contributo permette di creare uno spazio di condivisone fra occidente e oriente.

La sua passione cominciò in uno dei suoi primi viaggi in Egitto in cui scoprì la calligrafia islamica e ne rimasse colpita. Anna Shamira ha portato la sua arte in molti paesi tra cui l’Arabia Saudita, Oman, Giordania e gli Emirati Arabi, un percorso con cui ha costruito un vero ponte tra culture diverse.

Cosa hai scoperto della cultura araba e dell’arte islamica che hai voluto trasmettere nei tuoi quadri?

La splendida scrittura araba per bellezza di segni, forma e armonia ritmica, non ha pari al mondo e dietro a tanta bellezza si scopre che quelle lettere e quelle parole sono collegate al divino. Tramite le mie opere voglio anche trasmettere il bellissimo messaggio di pace che porta l’Islam.

Qual è il segno della calligrafia dell’antico Egitto che più ti rappresenta?

Tutti i segni sono immagini, alcuni possiedono la forza comunicativa del concetto che esprimono e acquistano una valenza di puro simbolo. Ognuno di noi inconsciamente può essere colpito da un segno anche se non ne capisce il senso, ma si sente comunque attratto da quella immagine. È  quello che succede osservando i geroglifici, non se ne comprende il significato, ma il potere di quelle immagini parla comunque al nostro inconscio, ci trasmette emozioni, fa lavorare la nostra capacità immaginativa. La visione di elementi, di segni che racchiudono pensieri ed esperienze passate, può aiutarci a vivere e a comprendere meglio il presente, a coglierne aspetti più profondi e a rielaborarli con l’immaginazione anche in base alle nostre conoscenze di oggi. Nulla è poi così nuovo sotto la luce del sole… tutto è un continuo ritorno e come sosteneva il grande Albert Einstein “l’immaginazione è più importante della conoscenza”.

Perché hai scelto di “parlare” di religione?  

La cultura, le arti e il pensiero portano alla fratellanza, al rispetto e non alla divisione e all’odio. Se la religione “predica” la pace, l’arte è pace. 
”Un uomo vale tanti uomini quanti paesi stranieri ha visitato” (antico proverbio arabo).
”Il mondo è un libro, e chi non viaggia legge solo una pagina”. (Sant’Agostino) 
Prendo spunto da queste due citazioni, per esprimere l’assioma che ho posto come punto fondamentale per la ricerca di un confronto e di un sereno dialogo inter-religioso e inter-culturale, e cioè la necessità di conoscere senza alcuna forma pregiudiziale e quindi di comprendere le “diversità” che compongono l’unità del Creato.

 Dove hai trovato l’ispirazione per cominciare un progetto cosi complicato?

Il mio senso artistico è stato in modo particolare ispirato dalla forma calligrafica della Basmala. La vita, le preghiere, i giorni, le azioni di un buon musulmano iniziano con la recitazione della Basmala. Le parole che la compongono sono: “Nel nome di Dio, Il Clemente, Il Misericordioso”. 
La mia arte di calligrafa nasce dal rispetto e da un sincero e profondo amore verso l’Islam puro, consapevole che iniziando il mio cammino di calligrafa, toccavo un’arte sacra per milioni di musulmani, cosa che non dimentico mai prima di eseguire una mia opera. Ho iniziato copiando i 99 Nomi di Dio, passi del Corano e le Basmala già esistenti. Poi ho sentito l’esigenza, come artista, di ideare qualcosa di nuovo e, ispirata dalla leggiadria di questa arte, ho ideato la mia prima Basmala a forma di farfalla. La gioia che ho provato è stata immensa perché per me ciò significava un mondo nuovo che si apriva per la mia creatività. Incominciai dunque a pensare composizioni innovative calligrafiche.

Dove c’è condivisione, dove si incontrano culture differenti c’è sempre arricchimento e ispirazione. Farò un esempio: io sono una pittrice, lavoro con i colori e poniamo il caso che io disponga solo dei colori rosso, giallo, blu e bianco perché l’unico negozio che conosco e che mi fornisce i colori, dispone solo di questi. Poi incontro un venditore di colori straniero che vende il color lilla, l’arancio lo smeraldo e mi fa scoprire anche il color oro e argento. Ora come artista ho a disposizione più colori e la mia fantasia potrà volare e dar sfogo a maggiore creatività, senza che io debba rinunciare ai miei amati colori base, ma aggiungendone di nuovi che prima non avevo. Questo vuol dire che io non cambio e non rinuncio alla mia identità artistica aggiungendo dei colori, ma anzi l’arricchisco. Bisogna procedere per inclusione e non per esclusione.

 La  tua arte vuole promuovere il dialogo interculturale. Come lo fai?

Ad esempio, ho appena realizzato un calendario cristiano-islamico 2016 / 1437-1438, che è stato concepito per stimolare, attraverso il potere comunicativo dell’espressione artistica, il dialogo tra culture differenti, suggerendo una propositiva fusione tra gli elementi che le caratterizzano e inducendo quindi a una comprensione e a una conoscenza reciproca. Il calendario vuole mettere in evidenza come sia possibile e stimolante una convivenza tra aspetti diversi di diverse culture: numeri e lettere occidentali insieme a caratteri arabi, successioni di eventi ricordati nelle due diverse tradizioni, richiami artistici e culturali convivono in armonia, ognuno seguendo la propria linea senza confondersi. L’idea alla base di questo calendario sta nell’usufruire del fatto che esso comunica il progredire continuo della nostra esistenza, tutti i giorni ci ricorda il giorno, il mese e l’anno in cui viviamo e quindi può anche quotidianamente ricordarci che condividiamo la nostra realtà con culture differenti dalla nostra e che la diversità è arricchimento, è stimolo alla curiosità di conoscere l’altro e che il rispetto reciproco è fondamentale per viverla con giustizia.

Sono cosi distanti queste due culture che lo scontro è inevitabile?

Sono solo l’ignoranza e il pregiudizio che ci dividono e creano incomprensioni, inducendoci anche a voler prevaricare l’uno sull’altro invece che a convivere pacificamente. Il rispetto per la vita, per ogni forma di vita, è profondamente radicato nell’etica islamica. Il Corano dice che uccidere un uomo innocente è come uccidere l’intera umanità.

 Dice il famoso sacerdote e teologo Hans Kung: «Il Cristianesimo e l’Islam sappiano che nessuna religione e nessun sistema etico possono essere condannati invocando le deviazioni morali di alcuni loro rappresentanti. Per fare un esempio, se io, in quanto cristiano, non voglio che la mia fede venga giudicata secondo le attività dei crociati o dall’inquisizione, devo poi essere attento, a mia volta, a non giudicare la fede di un’altra persona sulla scorta di quello che un piccolo gruppo di terroristi commette in nome di quella fede».

Si può avere una convivenza di “diversi stili di vita e confessioni religiose” che può essere pacifica solo se non lede i diritti fondamentali e le libertà altrui. L’umanità, la disponibilità reciproca e la fiducia sono le doti fondamentali per un dialogo costruttivo. Sulla terra può esserci una reale convivenza, può nascere un autentico senso di comunità solo se gli uomini vivono gli uni insieme agli altri, condividono un ethos comune, coltivano un concreto senso civico e aspirano a un bene comune.

Sul sito di Shamira Minozzi troverete più esempi della sua arte: www.shamira.it

 

 

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Bonboard incontra l’ingegner Rosario Alessandrello, uno dei massimi esperti di mercati esteri.

Attualmente,Presidente della Camera di Commercio Italo – Russa e della Camera di Commercio Italo – Iraniana, fra altre cariche non meno importanti, il Dr. Alessandrello […]

Attualmente,Presidente della Camera di Commercio Italo – Russa e della Camera di Commercio Italo – Iraniana, fra altre cariche non meno importanti, il Dr. Alessandrello ci racconta il suo punto di vista sull’approccio che le imprese italiane dovrebbero avere, prima e durante il processo d’investimento nei mercati stranieri. Secondo lui, l’Italia dovrebbe aiutare le imprese, tramite un incentivo significativo da parte del governo e provvedere anche ad un accompagnamento da parte di persone preparate e che abbiano una conoscenza approfondita dei paesi dove si decide di portare l’impresa.

Dopo tanti anni di lavoro in Italia e all’estero, qual è il segreto per portare il proprio business in altri paesi?

Per chiunque abbia intenzione di operare in un paese straniero, è molto importante la conoscenza del paese. Ad esempio la Cina degli anni 60, non è quella del 70 e non è quella del 2016.

Perciò non si può dire che l’espressione “operare in Cina” è una specie di regola che vale per sempre, è una regola che vale in quel momento, con quella strategia e con quella tecnologia. Per continuare con questo esempio, quando la Cina si è aperta al mondo, aveva bisogno di tecnologie che fossero il meno possibile automatizzate perché non disponeva di una mano d’opera qualificata. Quindi operare in Cina durante quegli anni significava adattarsi a una determinata situazione.

Questo discorso vale pure per la Russia, che è un paese cinquantacinque volte l’Italia,con centocinque etnie,nove fusi orari diversi e ottantatré unità amministrative. Non è uguale il fatto di operare nelle zone più vicine all’Europa, come Mosca o San Pietroburgo, che andare ad operare nella zona di Vladivostok sul Pacifico, perché sono mercati con capacità di consumo, infrastrutture e mano d’opera diversi. Allora bisogna capire se un paese è omogeneo o disomogeneo.

Se si vuole operare fuori dall’Italia, si deve fare molta attenzione alla conoscenza della cultura del paese in cui vogliamo investire. Sempre partendo dagli esempi, se andiamo in Arabia Saudita dove le usanze nel vestire sono molto rigide, sarà molto difficile (quasi impossibile) entrare in quel mercato proponendo dei vestiti “ordinari”di Prada, Valentino o Dolce e Gabbana, invece le donne saudite ci tengono molto alla lingerie e al lusso firmato, ecco quale è il mercato su cui puntare in questo caso.

Un altro punto importante sono gli intermediari. Persone chiave che contribuiscono in maniera determinante alla finalizzazione di un business.

Non si può prescindere, dall’essere aiutati da consulenti/società, con esperienza di internazionalizzazione e che abbiano già sviluppato quelle relazioni necessarie per entrare nel modo giusto in un paese straniero. Altrimenti si rischia di perdere tempo e soldi.

Ci potrebbe raccontare qualche aneddoto in cui le differenze culturali ”la business etiquette” hanno portato al fallimento del business?

Il regolamento da parte dell’interlocutore è molto importante. Io ho viaggiato e viaggio molto ancora. Per esempio il cinese nella trattativa è uno che non si sposta molto da quello che è il raggiungimento del suo obiettivo. Se la controparte cinese si accorge che l’altra controparte ha fretta nel chiudere la trattativa (perché magari deve prendere un aereo o per altre circostanze) il cinese cercherà di portare tutto all’ultimo minuto e trarre vantaggio da tutto ciò.

Per illustrare quanto è importante conoscere la cultura del paese dove vogliamo investire, le racconto un aneddoto …

Una volta mi hanno chiesto di fare un impianto in Sudan e quando ho fatto vedere come era stato impostato l’impianto, la persona committente si è scandalizzata perché ha visto che nel bagno, non era il viso a dare la direzione alla Mecca, ma il sedere.

La conoscenza anche di piccoli particolari, che sembrano irrilevanti, si rivelano poi più importanti di altri e con un significato che bisogna conoscere.

Potrebbe dare 3 consigli alle piccole e medie impresse che vogliono internazionalizzare?

  1. Prodotti di alta qualità con una tecnologia propria.
  2. Che l’azienda dispone di manager con capacità internazionali e conoscenza dei mercati stranieri e la loro strategia.
  3. Capacità finanziarie per affrontare il mercato dove sicuramente il primo e il secondo anno, non si può pensare all’utile.

Se una piccola/media impresa, non ha queste caratteristiche è inutile che vada ad investire nei mercati esteri, perché perderà soltanto dei soldi; a meno che non si cerca e trova un partner locale con caratteristiche complementari alle sue.

Quali sono i paesi dove sarebbe più facile investire per le imprese italiane?

Oggi tutti i paesi vogliono rendersi attrattivi per gli investitori, ma quali sono i parametri che rendono attrattivi i mercati?

  1. Fattori naturali: clima, paesaggio, patrimonio culturale…
  2. Burocrazia semplificata
  3. Giustizia
  4. Acceso a giovani preparati

Oggi per l’Italia, l’Europa ma soprattutto i paesi dell’est e dell’ex Unione Sovietica sono i più attrattivi perché ora loro possiedono mano d’opera e materie prime a basso costo, bassi costi dell’energia, costi ambientali più bassi perché hanno vasti territori, meno densità industriale e meno densità di popolazione. Anche loro hanno alcuni difetti: la corruzione ma soprattutto la burocrazia, perché la corruzione è un derivato della burocrazia.

E al contrario, che paesi sconsiglierebbe alle imprese italiane per andare ad investire?

L’Italia è molto legata all’America Latina, ma l’America Latina ha costi di trasporto che sono enormi e poi non stanno crescendo più.Noi siamo un paese di migranti e molte di queste persone sono andate in Sud america, ma queste comunità sono ormai diventate uruguaiane, brasiliane o argentine e anche se c’è un attaccamento culturale all’Italia,non possiamo perdere un mercato come la Russia, per uno come ad esempio, l’Argentina.

L’Italia ha bisogno di più mercati. Ora abbiamo l’entusiasmo di andare in Africa. Noi non possiamo sostituire altri mercati per quello africano. Quando si sente dire a livello governativo che abbiamo sostituito la Russia con l’interscambio con America Latina o con l’Africa non è vero. Noi dobbiamo aumentare i mercati, non perderli.

Quanto stanno ripercuotendo le sanzioni alla Russia sull’import-export Italiano?

Quando hanno cominciato a mettere le sanzioni verso la Russia, tutti i prodotti italiani che i russi importavano dal nostro paese li hanno presi dalla Turchia e poi quando i russi hanno litigato con i turchi, loro sono andati dagli iraniani.

Nel 2013 noi eravamo arrivati a un interscambio con la Russia di oltre 55 miliardi $. Nel 2015 non arriviamo nemmeno a 35 miliardi$ e nel 2016 scenderemo ancora.

L’Italia fa parte delle otto economie più potenti al mondo, anche se in termini di popolazione contiamo molto meno nel computo globale. Noi lottiamo ogni giorno per mantenere questa posizione, qualche anno fa eravamo al quinto posto e perderemo ancora altri gradini; ma senza fare molti errori resteremo ancora fra le prime 10 economie del mondo.

Gli Stati Uniti hanno ripreso i rapporti con l’Iran, come sta influenzando l’Italia, la cancellazione delle sanzioni all’Iran?

È vero che sono appena cadute le sanzioni verso l’Iran dopo più di tredici anni ed è vero che si è aperto un paese che prima era chiuso. Ma l’Italia ha sbagliato mandando subito là delle imprese per fare niente, perché ancora adesso esiste una situazione confusa, anche se tecnicamente le sanzioni sono cadute. Gli USA (Stati Uniti) ancora non hanno modificato completamente le sanzioni sulle banche e pongono vincoli alle banche internazionali, in particolare alle banche tedesche e italiane,minacciando multe. Dunque, se oggi le banche italiane non possono operare, non possono accompagnare le imprese italiane e dare loro le linee di credito di cui hanno bisogno per fare business.Quindi, o si accettano i veti degli USA o si va ad operare in Iran, come sta già facendo la Francia. Per il momento l’Italia è bloccata e andranno avanti soltanto alcuni trader. Non è per il momento questa grande opportunità ma lo diventerà. Si potrebbe dire che il ristabilimento dei rapporti economici con l’Iran passerà da un complicato gioco geopolitico che coinvolge anche la guerra in Siria.

Worldwide Skills: incontro con i Professionisti HR

La community “You Multicultural” incontra i professionisti HR: Joe Severi  former Vice President Human Resources Global HRIBM Ruth di Nunzio, Head of HR Southern Europe […]

La community “You Multicultural” incontra i professionisti HR:

  • Joe Severi  former Vice President Human Resources Global HRIBM
  • Ruth di Nunzio, Head of HR Southern Europe Groupon

5 aprile ore 18:30 Open Milano – Viale Montenero, 6 (Porta Romana M3)

In un mondo del lavoro sempre più internazionale, i professionisti HR si confronteranno su:

- Come sta cambiando il mercato del lavoro.

- Quali sono, quali saranno le skills per il mercato globale.

Hai mai avuto la curiosità di porre delle domande ai Professionisti HR? Ora è la tua opportunità!

Per partecipare cerca il gruppo “You Multicultural” sulla piattaforma www.meetup.com

La partecipazione all’evento è gratuita

Per più informazione: youmulticultural@gmail.com

Supported by B On Board

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Tra sceicchi e petroldollari, come rapportarsi con il mondo arabo

I petrolieri sauditi sono oggi considerati grandi uomini d’affari. Trattare con uno sceicco saudita non è semplice.Esistono anche in questo caso regole di cerimoniale da […]

I petrolieri sauditi sono oggi considerati grandi uomini d’affari. Trattare con uno sceicco saudita non è semplice.Esistono anche in questo caso regole di cerimoniale da rispettare.

Innanzitutto generalmente il saudita non ama la puntualità. Allo stesso tempo sono molto generosi con i regali vedi i costosissimi orologi regalati anche alla delegazione italiana in visita in Arabia Saudita e soprattutto per le loro visite si fanno sempre accompagnare da un buon numero di persone come ad esempio consiglieri o mogli. Nel presentarsi utilizzano il nome, la stirpe e il nome della famiglia reale a cui appartengono. Nel saluto l’uomo non ha contatto fisico con la donna.E’ bene non accavallare troppo le gambe nel sedersi perché mostrare le suole delle scarpe significa umiliare chi è di fronte.

Uno dei momenti dall’alto valore simbolico per il mondo arabo è la presa del caffè. Infatti è buona educazione accettarlo sempre quando viene offerto. E’ un mondo per stringere legami di amicizia e soprattutto è legato all’ospitalità. La cerimonia del caffè è molto precisa simile a quella del tè giapponese e prevede una serie di passaggi dettagliati da condurre con grande cura. Inizialmente vengono versati dei chicchi di caffè in un vassoio di paglia per eliminare manualmente eventuali detriti. Quindi si procede a tostarli in un tegame posto all’interno del caminetto, attorno al quale vengono disposti dei tappeti per far accomodare gli ospiti. A questo punto si procede alla macinatura a mano con pestello e mortaio e si versa il caffè in acqua bollente a volte addizionata con spezie varie. Un primo sorso di caffè si passa di tazzina in tazzina per riscaldarle e viene successivamente gettato a terra in onore di Al Shadilly. Quando poi lo si versa nelle tazzine attenzione a non superare mai la dose di metà tazza perché riempirla del tutto sviene considerato come un invito ad andar via. Una volta consumato il proprio caffè si usa scuotere leggermente la tazza per indicare che non si desidera berne ancora mentre per richiedere un secondo giro basterà porgerla alla persona addetta a servirla.

Esistono poi delle regole per il pranzo, nel caso si venga invitati. Se si è in casa di qualcuno ed una donna ha cucinato è offensivo andarsene senza mangiare, quindi è bene che si consumi il piatto che viene offerto. Nel mangiare si usano le tre dita: il pollice, l’indice e il medio. Mai mangiare od offrire carne di maiale in pubblico. Non lasciare mai mance, perché sono considerate offensive.

Per la cultura islamica non esistono animali domestici e ogni contatto con animali è da considerarsi impuro. Per le donne che si recano in Arabia Saudita la situazione si complica. Meglio coprirsi con abiti ampi e non fissare a lungo gli uomini. All’interno delle moschee le zone per uomini e donne sono separate. Gli uomini devono indossare almeno una maglia a maniche corte e pantaloni sotto il ginocchio, le donne devono avere braccia e gambe coperte e un foulard sul capo. Le scarpe devono essere lasciate al di fuori come in qualsiasi moschea del Mondo.

Durante il Ramadan è vietato fumare bere, mangiare in pubblico, e gettare cibo a terra. Assolutamente da evitare di bere alcol in pubblico. Chiedere sempre il permesso per scattare una foto ad una persona, le donne non vanno mai fotografate. Non si portano fiori nei funerali e sulle tombe.

di Roberto Colella

Nasce “You Multicultural”

B On Board sostiene la community “You Multicultural”, che favorisce l’incontro fra le imprese italiane e i talenti multiculturali B On Board è la prima società italiana […]

B On Board sostiene la community “You Multicultural”che favorisce l’incontro fra le imprese italiane e i talenti multiculturali

B On Board è la prima società italiana di ricerca e selezione del personale, focalizzata in profili con un background internazionale. In linea con l’esperienza maturata da B On Board in questi anni, un recente studio di McKinsey & Co. (“Diversity Matters”, 2015) ha certificato che le società che assumono dei professionisti multiculturali, hanno un rendimento di un 35% superiore rispetto alla media nazionale.

Pertanto B On Board ha deciso di sostenere “You Multicultural”, prima community in Italia di giovani con due o più culture diverse. Giovani talenti che vogliono incontrare le imprese italiane, interessate ai mercati esteri e le imprese che devono anche confrontarsi con una società italiana sempre più multiculturale.

 B On Board, interagirà con la community coinvolgendo le aziende che illustreranno dei business case ai membri del network. I talenti, selezionati in base alla loro competenza multiculturale, supporteranno le aziende nel risolvere problemi legati alle particolarità di una determinata area geografica:

-Problemi di comunicazione cross-culture

-Analisi delle problematiche culturali legate al lancio di un prodotto/servizio in un paese specifico

-Business etiquette

-Quesiti legali

-Incomprensioni linguistiche

Le aziende in USA, Svezia, Canada, Olanda, Australia e Norvegia sono all’avanguardia nella costruzione di team professionali multiculturali. Il mondo dell’impresa italiana ha la necessità di sviluppare questo processo di crescita organizzativa.

“You Multicultural” nasce per affiancare e supportare il mondo dell’impresa italiana nel cammino verso l’internazionalizzazione, affinché la diversità culturale sia riconosciuta come un valore aggiunto.

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