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CHI SIAMO

B On Board è il collegamento qualificato tra le imprese che vogliono crescere nei mercati internazionali ed i talenti multiculturali, di cui valorizza le specifiche competenze culturali, esperienze e attitudini.

Sei una risorsa multiculturale o con uno profilo fortemente internazionale? B On Board ti presenta le migliori opportunità di carriera in ambito internazionale per il tuo profilo.

Sei una impresa che vuole competere con successo all’estero o che vuole diventare multinazionale?  B On Board mette a disposizione della tua impresa le migliori risorse per il business internazionale.

MULTICULTURAL RECRUITER NETWORK

B On Board ha creato la Multicultural Recruiter Network, la prima rete professionale di Recruiter Multiculturali, nata per supportare la ricerca di candidati per posizioni relative alla gestione di business  internazionale in Italia e all’estero.

L’iniziativa coinvolge oggi alcune decine di professionisti multiculturali, di nazionalità e culture differenti e provenienti da oltre 20 paesi, che supportano B On Board nell’attività di ricerca dei candidati in modalità innovativa,  facendo leva sulle loro innate capacità di networking internazionale.

La selezione dei candidati viene invece svolta in modalità tradizionale, mediante interviste, test e colloqui gestiti da personale senior di B On Board.

OPPORTUNITA'
We are looking for a German native with fluency in English (knowledge of Italian is a plus) with experience as a commercial technician or business development in the field of building materials or furniture for an international company that produces and commercializes tiles
LE STORIE DEI NOSTRI TALENTI
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CASE HISTORY

Presentiamo alcune delle nostre case history di business.

business arab

Fare business durante il mese del Ramadan

Siamo in questi giorni nel periodo del Ramadan, che nel 2016 è cominciato fra la notte del 6 al 7 giugno. Il Ramadan è il […]

quadro 1

Intervista a Anna Shamira Minozzi: l’arte, il pensiero, le opere.

“La mia è una testimonianza di come ci si possa arricchire culturalmente e spiritualmente viaggiando in un paese straniero “, queste sono le parole di […]

import export

Bonboard incontra l’ingegner Rosario Alessandrello, uno dei massimi esperti di mercati esteri.

Attualmente,Presidente della Camera di Commercio Italo – Russa e della Camera di Commercio Italo – Iraniana, fra altre cariche non meno importanti, il Dr. Alessandrello […]

Meetup ok

Worldwide Skills: meeting two HR Professionals

The community “You Multicultural”is meeting two HR Professionals: Joe Severi  former Vice President Human Resources Global HRIBM Ruth di Nunzio, Head of HR Southern Europe […]

Meetup ok

Worldwide Skills: incontro con i Professionisti HR

La community “You Multicultural” incontra i professionisti HR: Joe Severi  former Vice President Human Resources Global HRIBM Ruth di Nunzio, Head of HR Southern Europe […]

arabian

Tra sceicchi e petroldollari, come rapportarsi con il mondo arabo

I petrolieri sauditi sono oggi considerati grandi uomini d’affari. Trattare con uno sceicco saudita non è semplice.Esistono anche in questo caso regole di cerimoniale da […]

You Multicultural def

Nasce “You Multicultural”

B On Board sostiene la community “You Multicultural”, che favorisce l’incontro fra le imprese italiane e i talenti multiculturali B On Board è la prima società italiana […]

multiculturalism

Building a multicultural community

Africa Art, intervista a Luciano Serra, CEO di B On Board Quali sono i valori di B On Board e come nasce? B On Board […]

hidden language saying

L’atteggiamento giusto per un colloquio

Albert Mehrabian negli anni 50, scoprì che il nostro impatto comunicativo è  per il 7% verbale (l’uso delle parole), per il 38% vocale (il tono […]

hidden language saying

The right attitude for a perfect job interview

In the 50’s, Albert Mehrabian discovered that our communication impact is based predominately on the following variables: 7% in the use of words; 38% on […]

BLOG

La sezione riporta comunicazioni e notizie di vario interesse dal pianeta B On Board

business arab
Fare business durante il mese del Ramadan

Siamo in questi giorni nel periodo del Ramadan, che nel 2016 è cominciato fra la notte del 6 al 7 giugno. Il Ramadan è il […]

Siamo in questi giorni nel periodo del Ramadan, che nel 2016 è cominciato fra la notte del 6 al 7 giugno. Il Ramadan è il mese sacro dei musulmani che corrisponde al nono mese del calendario lunare musulmano e in cui si celebra la rivelazione del Corano al Profeta Maometto.

Fino al 5 luglio più di 1.6 miliardi di musulmani nel mondo sono chiamati a seguire uno stile di vita dedicato al digiuno, la preghiera, la meditazione e all’autodisciplina. Durante il mese del Ramadan, i musulmani praticanti adulti e senza problemi di salute, non possono mangiare, bere, fumare o praticare sesso dall’alba fino al tramonto del sole.

Circa il 23% della popolazione mondiale è di fede islamica, ciò vuol dire che è la seconda religione per numero di fedeli al mondo (dopo il cristianesimo) e si prevede che diventerà la prima nel 2050 con circa 2,8 miliardi di persone. I motivi di questa crescita si trovano negli aspetti demografici, che indicano che la popolazione musulmana ha più figli delle altre religioni e della popolazione non religiosa. Inoltre, in questo momento la popolazione musulmana è mediamente più giovane, e quindi nei prossimi anni sarà più prolifica.

Attualmente l’Islam è la religione predominante nel Medio Oriente e il Nord Africa, il Sahel, il Corno di Africa e in alcune zone dell’Asia. Inoltre troviamo numerose e ampie comunità di musulmani in Cina, in Russia, nei Balcani e in India, senza dimenticare che l’Europa accoglie più di 40 milioni di musulmani. Se teniamo in conto che fra qualche decennio il numero di musulmani crescerà del 73%, uguagliando la comunità cristiana, l’occidente deve imparare a fare business con il mondo islamico, anche durante il loro mese sacro, il Ramadan.

Come anticipato, durante il mese del Ramadan i musulmani seguono uno stile di vita diverso dall’abituale, perciò è consigliato conoscere i loro costumi e adattarsi se si deve fare business con una controparte musulmana:

1.Evitare di programmare incontri di lavoro dopo le 15:00. Dato che i musulmani devono digiunare e non bere fino il tramonto del sole, le 15:00 del pomeriggio sarà un momento in cui loro cominceranno a sentirsi con meno energia. L’orario migliore per fissare un appuntamento business sarà le 10:00 o le 11:00 del mattino (gli uffici potrebbero avere un orario specifico durante il Ramadan).

2. Rispondere affermativamente all’ospitalità locale. Se siete invitati a un Iftar (rottura del digiuno), dovete andare! Ricevere un invito a un Iftar è un’opportunità da non perdere, non solo per assistere alla tradizione, ma per allargare il proprio network e rafforzare i legami con la controparte islamica.

3. Mostrare pazienza e rispetto. Il mese del Ramadan è un mese in cui fa caldo e le persone sono stanche, si consiglia di non perdere la calma ed essere paziente con coloro che stanno seguendo il digiuno. Inoltre, non aspettarsi che i businessmen musulmani siano nello stato d’animo giusto per prendere decisioni importanti. Il Ramadan è un periodo di riflessione in cui si approfitta per passare tempo di qualità con famiglia e amici.

4. Ricordiamo che la vita normale riprende non appena il sole tramonta (verso le sette di sera) e i negozi rimangono aperti fino a tarda notte. Godetevi la festa!

Curiosità: Ma cosa fanno i musulmani che vivono in paesi come l’Islanda in cui il digiuno dura 21 ore e 57 minuti (dall’alba, 2:03 del mattino fino il tramonto, intorno alla mezzanotte)? I saggi islamici hanno risolto questo problema consigliando ai fedeli di seguire il calendario di un altro paese musulmano.

Invece questo dilemma non si presenterà in Australia, dove ora è inverno, e il digiuno dura soltanto 11 ore e 24 minuti!

Allora non ci resta che augurarvi un bellissimo Ramadan Mubarak!

Intervista a Anna Shamira Minozzi: l’arte, il pensiero, le opere.

“La mia è una testimonianza di come ci si possa arricchire culturalmente e spiritualmente viaggiando in un paese straniero “, queste sono le parole di […]

“La mia è una testimonianza di come ci si possa arricchire culturalmente e spiritualmente viaggiando in un paese straniero “, queste sono le parole di Anna Shamira Minozzi, artista italiana, ideatrice di innovative composizioni calligrafiche. Il suo contributo permette di creare uno spazio di condivisone fra occidente e oriente.

La sua passione cominciò in uno dei suoi primi viaggi in Egitto in cui scoprì la calligrafia islamica e ne rimasse colpita. Anna Shamira ha portato la sua arte in molti paesi tra cui l’Arabia Saudita, Oman, Giordania e gli Emirati Arabi, un percorso con cui ha costruito un vero ponte tra culture diverse.

Cosa hai scoperto della cultura araba e dell’arte islamica che hai voluto trasmettere nei tuoi quadri?

La splendida scrittura araba per bellezza di segni, forma e armonia ritmica, non ha pari al mondo e dietro a tanta bellezza si scopre che quelle lettere e quelle parole sono collegate al divino. Tramite le mie opere voglio anche trasmettere il bellissimo messaggio di pace che porta l’Islam.

Qual è il segno della calligrafia dell’antico Egitto che più ti rappresenta?

Tutti i segni sono immagini, alcuni possiedono la forza comunicativa del concetto che esprimono e acquistano una valenza di puro simbolo. Ognuno di noi inconsciamente può essere colpito da un segno anche se non ne capisce il senso, ma si sente comunque attratto da quella immagine. È  quello che succede osservando i geroglifici, non se ne comprende il significato, ma il potere di quelle immagini parla comunque al nostro inconscio, ci trasmette emozioni, fa lavorare la nostra capacità immaginativa. La visione di elementi, di segni che racchiudono pensieri ed esperienze passate, può aiutarci a vivere e a comprendere meglio il presente, a coglierne aspetti più profondi e a rielaborarli con l’immaginazione anche in base alle nostre conoscenze di oggi. Nulla è poi così nuovo sotto la luce del sole… tutto è un continuo ritorno e come sosteneva il grande Albert Einstein “l’immaginazione è più importante della conoscenza”.

Perché hai scelto di “parlare” di religione?  

La cultura, le arti e il pensiero portano alla fratellanza, al rispetto e non alla divisione e all’odio. Se la religione “predica” la pace, l’arte è pace. 
”Un uomo vale tanti uomini quanti paesi stranieri ha visitato” (antico proverbio arabo).
”Il mondo è un libro, e chi non viaggia legge solo una pagina”. (Sant’Agostino) 
Prendo spunto da queste due citazioni, per esprimere l’assioma che ho posto come punto fondamentale per la ricerca di un confronto e di un sereno dialogo inter-religioso e inter-culturale, e cioè la necessità di conoscere senza alcuna forma pregiudiziale e quindi di comprendere le “diversità” che compongono l’unità del Creato.

 Dove hai trovato l’ispirazione per cominciare un progetto cosi complicato?

Il mio senso artistico è stato in modo particolare ispirato dalla forma calligrafica della Basmala. La vita, le preghiere, i giorni, le azioni di un buon musulmano iniziano con la recitazione della Basmala. Le parole che la compongono sono: “Nel nome di Dio, Il Clemente, Il Misericordioso”. 
La mia arte di calligrafa nasce dal rispetto e da un sincero e profondo amore verso l’Islam puro, consapevole che iniziando il mio cammino di calligrafa, toccavo un’arte sacra per milioni di musulmani, cosa che non dimentico mai prima di eseguire una mia opera. Ho iniziato copiando i 99 Nomi di Dio, passi del Corano e le Basmala già esistenti. Poi ho sentito l’esigenza, come artista, di ideare qualcosa di nuovo e, ispirata dalla leggiadria di questa arte, ho ideato la mia prima Basmala a forma di farfalla. La gioia che ho provato è stata immensa perché per me ciò significava un mondo nuovo che si apriva per la mia creatività. Incominciai dunque a pensare composizioni innovative calligrafiche.

Dove c’è condivisione, dove si incontrano culture differenti c’è sempre arricchimento e ispirazione. Farò un esempio: io sono una pittrice, lavoro con i colori e poniamo il caso che io disponga solo dei colori rosso, giallo, blu e bianco perché l’unico negozio che conosco e che mi fornisce i colori, dispone solo di questi. Poi incontro un venditore di colori straniero che vende il color lilla, l’arancio lo smeraldo e mi fa scoprire anche il color oro e argento. Ora come artista ho a disposizione più colori e la mia fantasia potrà volare e dar sfogo a maggiore creatività, senza che io debba rinunciare ai miei amati colori base, ma aggiungendone di nuovi che prima non avevo. Questo vuol dire che io non cambio e non rinuncio alla mia identità artistica aggiungendo dei colori, ma anzi l’arricchisco. Bisogna procedere per inclusione e non per esclusione.

 La  tua arte vuole promuovere il dialogo interculturale. Come lo fai?

Ad esempio, ho appena realizzato un calendario cristiano-islamico 2016 / 1437-1438, che è stato concepito per stimolare, attraverso il potere comunicativo dell’espressione artistica, il dialogo tra culture differenti, suggerendo una propositiva fusione tra gli elementi che le caratterizzano e inducendo quindi a una comprensione e a una conoscenza reciproca. Il calendario vuole mettere in evidenza come sia possibile e stimolante una convivenza tra aspetti diversi di diverse culture: numeri e lettere occidentali insieme a caratteri arabi, successioni di eventi ricordati nelle due diverse tradizioni, richiami artistici e culturali convivono in armonia, ognuno seguendo la propria linea senza confondersi. L’idea alla base di questo calendario sta nell’usufruire del fatto che esso comunica il progredire continuo della nostra esistenza, tutti i giorni ci ricorda il giorno, il mese e l’anno in cui viviamo e quindi può anche quotidianamente ricordarci che condividiamo la nostra realtà con culture differenti dalla nostra e che la diversità è arricchimento, è stimolo alla curiosità di conoscere l’altro e che il rispetto reciproco è fondamentale per viverla con giustizia.

Sono cosi distanti queste due culture che lo scontro è inevitabile?

Sono solo l’ignoranza e il pregiudizio che ci dividono e creano incomprensioni, inducendoci anche a voler prevaricare l’uno sull’altro invece che a convivere pacificamente. Il rispetto per la vita, per ogni forma di vita, è profondamente radicato nell’etica islamica. Il Corano dice che uccidere un uomo innocente è come uccidere l’intera umanità.

 Dice il famoso sacerdote e teologo Hans Kung: «Il Cristianesimo e l’Islam sappiano che nessuna religione e nessun sistema etico possono essere condannati invocando le deviazioni morali di alcuni loro rappresentanti. Per fare un esempio, se io, in quanto cristiano, non voglio che la mia fede venga giudicata secondo le attività dei crociati o dall’inquisizione, devo poi essere attento, a mia volta, a non giudicare la fede di un’altra persona sulla scorta di quello che un piccolo gruppo di terroristi commette in nome di quella fede».

Si può avere una convivenza di “diversi stili di vita e confessioni religiose” che può essere pacifica solo se non lede i diritti fondamentali e le libertà altrui. L’umanità, la disponibilità reciproca e la fiducia sono le doti fondamentali per un dialogo costruttivo. Sulla terra può esserci una reale convivenza, può nascere un autentico senso di comunità solo se gli uomini vivono gli uni insieme agli altri, condividono un ethos comune, coltivano un concreto senso civico e aspirano a un bene comune.

Sul sito di Shamira Minozzi troverete più esempi della sua arte: www.shamira.it

 

 

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Bonboard incontra l’ingegner Rosario Alessandrello, uno dei massimi esperti di mercati esteri.

Attualmente,Presidente della Camera di Commercio Italo – Russa e della Camera di Commercio Italo – Iraniana, fra altre cariche non meno importanti, il Dr. Alessandrello […]

Attualmente,Presidente della Camera di Commercio Italo – Russa e della Camera di Commercio Italo – Iraniana, fra altre cariche non meno importanti, il Dr. Alessandrello ci racconta il suo punto di vista sull’approccio che le imprese italiane dovrebbero avere, prima e durante il processo d’investimento nei mercati stranieri. Secondo lui, l’Italia dovrebbe aiutare le imprese, tramite un incentivo significativo da parte del governo e provvedere anche ad un accompagnamento da parte di persone preparate e che abbiano una conoscenza approfondita dei paesi dove si decide di portare l’impresa.

Dopo tanti anni di lavoro in Italia e all’estero, qual è il segreto per portare il proprio business in altri paesi?

Per chiunque abbia intenzione di operare in un paese straniero, è molto importante la conoscenza del paese. Ad esempio la Cina degli anni 60, non è quella del 70 e non è quella del 2016.

Perciò non si può dire che l’espressione “operare in Cina” è una specie di regola che vale per sempre, è una regola che vale in quel momento, con quella strategia e con quella tecnologia. Per continuare con questo esempio, quando la Cina si è aperta al mondo, aveva bisogno di tecnologie che fossero il meno possibile automatizzate perché non disponeva di una mano d’opera qualificata. Quindi operare in Cina durante quegli anni significava adattarsi a una determinata situazione.

Questo discorso vale pure per la Russia, che è un paese cinquantacinque volte l’Italia,con centocinque etnie,nove fusi orari diversi e ottantatré unità amministrative. Non è uguale il fatto di operare nelle zone più vicine all’Europa, come Mosca o San Pietroburgo, che andare ad operare nella zona di Vladivostok sul Pacifico, perché sono mercati con capacità di consumo, infrastrutture e mano d’opera diversi. Allora bisogna capire se un paese è omogeneo o disomogeneo.

Se si vuole operare fuori dall’Italia, si deve fare molta attenzione alla conoscenza della cultura del paese in cui vogliamo investire. Sempre partendo dagli esempi, se andiamo in Arabia Saudita dove le usanze nel vestire sono molto rigide, sarà molto difficile (quasi impossibile) entrare in quel mercato proponendo dei vestiti “ordinari”di Prada, Valentino o Dolce e Gabbana, invece le donne saudite ci tengono molto alla lingerie e al lusso firmato, ecco quale è il mercato su cui puntare in questo caso.

Un altro punto importante sono gli intermediari. Persone chiave che contribuiscono in maniera determinante alla finalizzazione di un business.

Non si può prescindere, dall’essere aiutati da consulenti/società, con esperienza di internazionalizzazione e che abbiano già sviluppato quelle relazioni necessarie per entrare nel modo giusto in un paese straniero. Altrimenti si rischia di perdere tempo e soldi.

Ci potrebbe raccontare qualche aneddoto in cui le differenze culturali ”la business etiquette” hanno portato al fallimento del business?

Il regolamento da parte dell’interlocutore è molto importante. Io ho viaggiato e viaggio molto ancora. Per esempio il cinese nella trattativa è uno che non si sposta molto da quello che è il raggiungimento del suo obiettivo. Se la controparte cinese si accorge che l’altra controparte ha fretta nel chiudere la trattativa (perché magari deve prendere un aereo o per altre circostanze) il cinese cercherà di portare tutto all’ultimo minuto e trarre vantaggio da tutto ciò.

Per illustrare quanto è importante conoscere la cultura del paese dove vogliamo investire, le racconto un aneddoto …

Una volta mi hanno chiesto di fare un impianto in Sudan e quando ho fatto vedere come era stato impostato l’impianto, la persona committente si è scandalizzata perché ha visto che nel bagno, non era il viso a dare la direzione alla Mecca, ma il sedere.

La conoscenza anche di piccoli particolari, che sembrano irrilevanti, si rivelano poi più importanti di altri e con un significato che bisogna conoscere.

Potrebbe dare 3 consigli alle piccole e medie impresse che vogliono internazionalizzare?

  1. Prodotti di alta qualità con una tecnologia propria.
  2. Che l’azienda dispone di manager con capacità internazionali e conoscenza dei mercati stranieri e la loro strategia.
  3. Capacità finanziarie per affrontare il mercato dove sicuramente il primo e il secondo anno, non si può pensare all’utile.

Se una piccola/media impresa, non ha queste caratteristiche è inutile che vada ad investire nei mercati esteri, perché perderà soltanto dei soldi; a meno che non si cerca e trova un partner locale con caratteristiche complementari alle sue.

Quali sono i paesi dove sarebbe più facile investire per le imprese italiane?

Oggi tutti i paesi vogliono rendersi attrattivi per gli investitori, ma quali sono i parametri che rendono attrattivi i mercati?

  1. Fattori naturali: clima, paesaggio, patrimonio culturale…
  2. Burocrazia semplificata
  3. Giustizia
  4. Acceso a giovani preparati

Oggi per l’Italia, l’Europa ma soprattutto i paesi dell’est e dell’ex Unione Sovietica sono i più attrattivi perché ora loro possiedono mano d’opera e materie prime a basso costo, bassi costi dell’energia, costi ambientali più bassi perché hanno vasti territori, meno densità industriale e meno densità di popolazione. Anche loro hanno alcuni difetti: la corruzione ma soprattutto la burocrazia, perché la corruzione è un derivato della burocrazia.

E al contrario, che paesi sconsiglierebbe alle imprese italiane per andare ad investire?

L’Italia è molto legata all’America Latina, ma l’America Latina ha costi di trasporto che sono enormi e poi non stanno crescendo più.Noi siamo un paese di migranti e molte di queste persone sono andate in Sud america, ma queste comunità sono ormai diventate uruguaiane, brasiliane o argentine e anche se c’è un attaccamento culturale all’Italia,non possiamo perdere un mercato come la Russia, per uno come ad esempio, l’Argentina.

L’Italia ha bisogno di più mercati. Ora abbiamo l’entusiasmo di andare in Africa. Noi non possiamo sostituire altri mercati per quello africano. Quando si sente dire a livello governativo che abbiamo sostituito la Russia con l’interscambio con America Latina o con l’Africa non è vero. Noi dobbiamo aumentare i mercati, non perderli.

Quanto stanno ripercuotendo le sanzioni alla Russia sull’import-export Italiano?

Quando hanno cominciato a mettere le sanzioni verso la Russia, tutti i prodotti italiani che i russi importavano dal nostro paese li hanno presi dalla Turchia e poi quando i russi hanno litigato con i turchi, loro sono andati dagli iraniani.

Nel 2013 noi eravamo arrivati a un interscambio con la Russia di oltre 55 miliardi $. Nel 2015 non arriviamo nemmeno a 35 miliardi$ e nel 2016 scenderemo ancora.

L’Italia fa parte delle otto economie più potenti al mondo, anche se in termini di popolazione contiamo molto meno nel computo globale. Noi lottiamo ogni giorno per mantenere questa posizione, qualche anno fa eravamo al quinto posto e perderemo ancora altri gradini; ma senza fare molti errori resteremo ancora fra le prime 10 economie del mondo.

Gli Stati Uniti hanno ripreso i rapporti con l’Iran, come sta influenzando l’Italia, la cancellazione delle sanzioni all’Iran?

È vero che sono appena cadute le sanzioni verso l’Iran dopo più di tredici anni ed è vero che si è aperto un paese che prima era chiuso. Ma l’Italia ha sbagliato mandando subito là delle imprese per fare niente, perché ancora adesso esiste una situazione confusa, anche se tecnicamente le sanzioni sono cadute. Gli USA (Stati Uniti) ancora non hanno modificato completamente le sanzioni sulle banche e pongono vincoli alle banche internazionali, in particolare alle banche tedesche e italiane,minacciando multe. Dunque, se oggi le banche italiane non possono operare, non possono accompagnare le imprese italiane e dare loro le linee di credito di cui hanno bisogno per fare business.Quindi, o si accettano i veti degli USA o si va ad operare in Iran, come sta già facendo la Francia. Per il momento l’Italia è bloccata e andranno avanti soltanto alcuni trader. Non è per il momento questa grande opportunità ma lo diventerà. Si potrebbe dire che il ristabilimento dei rapporti economici con l’Iran passerà da un complicato gioco geopolitico che coinvolge anche la guerra in Siria.

Worldwide Skills: incontro con i Professionisti HR

La community “You Multicultural” incontra i professionisti HR: Joe Severi  former Vice President Human Resources Global HRIBM Ruth di Nunzio, Head of HR Southern Europe […]

La community “You Multicultural” incontra i professionisti HR:

  • Joe Severi  former Vice President Human Resources Global HRIBM
  • Ruth di Nunzio, Head of HR Southern Europe Groupon

5 aprile ore 18:30 Open Milano – Viale Montenero, 6 (Porta Romana M3)

In un mondo del lavoro sempre più internazionale, i professionisti HR si confronteranno su:

- Come sta cambiando il mercato del lavoro.

- Quali sono, quali saranno le skills per il mercato globale.

Hai mai avuto la curiosità di porre delle domande ai Professionisti HR? Ora è la tua opportunità!

Per partecipare cerca il gruppo “You Multicultural” sulla piattaforma www.meetup.com

La partecipazione all’evento è gratuita

Per più informazione: youmulticultural@gmail.com

Supported by B On Board

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Tra sceicchi e petroldollari, come rapportarsi con il mondo arabo

I petrolieri sauditi sono oggi considerati grandi uomini d’affari. Trattare con uno sceicco saudita non è semplice.Esistono anche in questo caso regole di cerimoniale da […]

I petrolieri sauditi sono oggi considerati grandi uomini d’affari. Trattare con uno sceicco saudita non è semplice.Esistono anche in questo caso regole di cerimoniale da rispettare.

Innanzitutto generalmente il saudita non ama la puntualità. Allo stesso tempo sono molto generosi con i regali vedi i costosissimi orologi regalati anche alla delegazione italiana in visita in Arabia Saudita e soprattutto per le loro visite si fanno sempre accompagnare da un buon numero di persone come ad esempio consiglieri o mogli. Nel presentarsi utilizzano il nome, la stirpe e il nome della famiglia reale a cui appartengono. Nel saluto l’uomo non ha contatto fisico con la donna.E’ bene non accavallare troppo le gambe nel sedersi perché mostrare le suole delle scarpe significa umiliare chi è di fronte.

Uno dei momenti dall’alto valore simbolico per il mondo arabo è la presa del caffè. Infatti è buona educazione accettarlo sempre quando viene offerto. E’ un mondo per stringere legami di amicizia e soprattutto è legato all’ospitalità. La cerimonia del caffè è molto precisa simile a quella del tè giapponese e prevede una serie di passaggi dettagliati da condurre con grande cura. Inizialmente vengono versati dei chicchi di caffè in un vassoio di paglia per eliminare manualmente eventuali detriti. Quindi si procede a tostarli in un tegame posto all’interno del caminetto, attorno al quale vengono disposti dei tappeti per far accomodare gli ospiti. A questo punto si procede alla macinatura a mano con pestello e mortaio e si versa il caffè in acqua bollente a volte addizionata con spezie varie. Un primo sorso di caffè si passa di tazzina in tazzina per riscaldarle e viene successivamente gettato a terra in onore di Al Shadilly. Quando poi lo si versa nelle tazzine attenzione a non superare mai la dose di metà tazza perché riempirla del tutto sviene considerato come un invito ad andar via. Una volta consumato il proprio caffè si usa scuotere leggermente la tazza per indicare che non si desidera berne ancora mentre per richiedere un secondo giro basterà porgerla alla persona addetta a servirla.

Esistono poi delle regole per il pranzo, nel caso si venga invitati. Se si è in casa di qualcuno ed una donna ha cucinato è offensivo andarsene senza mangiare, quindi è bene che si consumi il piatto che viene offerto. Nel mangiare si usano le tre dita: il pollice, l’indice e il medio. Mai mangiare od offrire carne di maiale in pubblico. Non lasciare mai mance, perché sono considerate offensive.

Per la cultura islamica non esistono animali domestici e ogni contatto con animali è da considerarsi impuro. Per le donne che si recano in Arabia Saudita la situazione si complica. Meglio coprirsi con abiti ampi e non fissare a lungo gli uomini. All’interno delle moschee le zone per uomini e donne sono separate. Gli uomini devono indossare almeno una maglia a maniche corte e pantaloni sotto il ginocchio, le donne devono avere braccia e gambe coperte e un foulard sul capo. Le scarpe devono essere lasciate al di fuori come in qualsiasi moschea del Mondo.

Durante il Ramadan è vietato fumare bere, mangiare in pubblico, e gettare cibo a terra. Assolutamente da evitare di bere alcol in pubblico. Chiedere sempre il permesso per scattare una foto ad una persona, le donne non vanno mai fotografate. Non si portano fiori nei funerali e sulle tombe.

di Roberto Colella

Nasce “You Multicultural”

B On Board sostiene la community “You Multicultural”, che favorisce l’incontro fra le imprese italiane e i talenti multiculturali B On Board è la prima società italiana […]

B On Board sostiene la community “You Multicultural”che favorisce l’incontro fra le imprese italiane e i talenti multiculturali

B On Board è la prima società italiana di ricerca e selezione del personale, focalizzata in profili con un background internazionale. In linea con l’esperienza maturata da B On Board in questi anni, un recente studio di McKinsey & Co. (“Diversity Matters”, 2015) ha certificato che le società che assumono dei professionisti multiculturali, hanno un rendimento di un 35% superiore rispetto alla media nazionale.

Pertanto B On Board ha deciso di sostenere “You Multicultural”, prima community in Italia di giovani con due o più culture diverse. Giovani talenti che vogliono incontrare le imprese italiane, interessate ai mercati esteri e le imprese che devono anche confrontarsi con una società italiana sempre più multiculturale.

 B On Board, interagirà con la community coinvolgendo le aziende che illustreranno dei business case ai membri del network. I talenti, selezionati in base alla loro competenza multiculturale, supporteranno le aziende nel risolvere problemi legati alle particolarità di una determinata area geografica:

-Problemi di comunicazione cross-culture

-Analisi delle problematiche culturali legate al lancio di un prodotto/servizio in un paese specifico

-Business etiquette

-Quesiti legali

-Incomprensioni linguistiche

Le aziende in USA, Svezia, Canada, Olanda, Australia e Norvegia sono all’avanguardia nella costruzione di team professionali multiculturali. Il mondo dell’impresa italiana ha la necessità di sviluppare questo processo di crescita organizzativa.

“You Multicultural” nasce per affiancare e supportare il mondo dell’impresa italiana nel cammino verso l’internazionalizzazione, affinché la diversità culturale sia riconosciuta come un valore aggiunto.

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Building a multicultural community

Africa Art, intervista a Luciano Serra, CEO di B On Board Quali sono i valori di B On Board e come nasce? B On Board […]

Africa Art, intervista a Luciano Serra, CEO di B On Board

Quali sono i valori di B On Board e come nasce?

B On Board nasce dalla considerazione che vivendo in un mondo sempre più globalizzato, la multiculturalità, sia degli individui, che delle organizzazioni sia un valore e sempre più un vantaggio, anche competitivo anche in termini aziendali. Questo dev’essere compreso anche dalle imprese italiane che sono sempre più coinvolte nei processi di internazionalizzazione, ma che, allo stesso tempo, rispetto alle imprese di altre nazioni occidentali, sono un passo indietro in termini di approccio, di multiculturalità, di conoscenza della lingua, di presenza sui mercati internazionali. Quindi tutto parte da un ragionamento molto semplice rispetto a tutto quello che è il valore implicito associato alla diversità, che se ben gestita, porta a ricadute di natura economica e sociale. Diversità vuol dire diversità di lingua, cultura, mindset che rendono più intelligenti, più competitive e più adattative alcune aziende. Questo è un lato della medaglia, ma poi c’è il risvolto sociale: favorire l’integrazione tra diverse culture, valorizzare il contributo di talenti di origine straniera che vivono nella nostra società, che possono essere cittadini nati in Italia da genitori di altri paesi oppure che si sono trasferiti dopo la nascita per studiare o lavorare. Abbiamo un patrimonio di risorse importante e che cresce in termini di dimensione, perché il numero di stranieri residenti in Italia che sta crescendo molto, ma anche in termini qualitativi, perché c’è la fascia alta che ormai è professionalizzata, che ha studiato nelle nostre università e magari ha preso anche il master e queste persone, oltre ad avere tutte le competenze degli italiani possono portare in aggiunta anche la seconda cultura che può essere utile per le imprese per andare all’estero e diffondere i propri servizi in giro per il mondo.

Il 2015 è stato l’anno di Expo,che ha attratto a Milano milioni di persone e migliaia di aziende da tutto il mondo. Le aziende italiane hanno saputo cogliere questa opportunità per incontrare controparti straniere?

Sicuramente Expo ha rappresentato un’opportunità per le aziende che si internazionalizzano e diversi operatori sia pubblici che privati hanno organizzato programmi di incontri tra delegazioni di imprese o singole aziende. Noi abbiamo deciso di contribuire, come sponsor e come partner operativo,al più importante di questi programmi, Expo Business Matching, ovvero l’iniziativa ufficiale di matching B2B di EXPO che ha organizzato circa 2.000 incontri tra imprese italiane e imprese straniere, al fine di promuovere lo sviluppo di partnership commerciali con l’estero. E’ stata un’iniziativa di grandissima rilevanza, la più grande mai realizzata in Italia. Peraltro nelle precedenti edizioni dell’Esposizione Universale non si era mai sfruttato il passaggio di milioni di visitatori stranieri, molti dei quali manager ed imprenditori, per favorire il contatto in maniera strutturata con le aziende. E’ stata davvero una bella idea che EXPO, camera di Commercio di Milano, etc. hanno avuto. B On Board ha contribuito con le sue competenze specifiche nell’ambito della multiculturalità: è stato il nostro personale che ha guidato e gestito i meeting, facendo mediazione culturale e linguistica in nove lingue straniere.

Proprio la relazione che si è stabilita tra tutti i mediatori linguistico-culturali che hanno lavorato con noi sul progetto ci ha portato a lanciare alla fine di Expo una community di talenti multiculturali, chiamata “You Multicultural” . Siamo convinti che possa rappresentare un canale innovativo per individuare giovani multiculturali ad alto potenziale da selezionare e presentare alle aziende in fase d’internazionalizzazione e al tempo stesso ci consentirà di offrire alle imprese la possibilità di partecipare ad incontri dedicati in cui confrontarsi direttamente con esperti multiculturali per esporre i propri progetti internazionali e raccogliere suggerimenti ed osservazioni in un modo fresco, social e collaborativo.

In ultimo: dal suo punto di vista privilegiato, le sembra che gli occidentali comprendano le opportunità del continente africano e nel suo sviluppo o piuttosto lo considerino, o siano abituati a considerarlo unicamente teatro di problemi?

E’ indubbio che vi siano difficoltà di questo tipo: difficoltà di comprensione e di interpretazione da parte del mondo occidentale e soprattutto, direi europeo… poi noi in Italia siamo addirittura sotto la media europea per quanto riguarda gli investimenti nel continente africano. Da un lato non c’è dubbio che la storia recente, fatta di guerre civili ed instabilità abbia generato una percezione dell’Africa che poi diventa difficile nell’immediato cambiare nella mente delle imprese italiane. Purtroppo ci vuole un po’ di tempo perché il management delle nostre aziende cancelli il passato e comprenda che c’è stata un’evoluzione molto rapida, specie in alcuni paesi che sono diventati ormai paesi stabili sui quali è giusto e si deve andare ad investire. Pensiamo alla Cina: rispetto ai cinesi che hanno capito prima di noi e si sono mossi prima di noi verso il continente africano, addirittura colonizzando porzioni intere del continente, soprattutto quelle sulla costa orientale, dunque più vicine alla Cina e più agevolmente raggiungibili via mare, noi scontiamo sicuramente un ritardo notevole. Stiamo assistendo, però, in questi ultimi 4 o 5 anni a dei progressi importanti: si cominciano a vedere più progetti europei ed italiani che sono focalizzati sull’Africa. Per quanto concerne l’Italia mi sembra di vedere soprattutto tre settori coinvolti: il settore costruzioni e dunque creazione di infrastrutture in questi paesi, la parte impiantistica e poi il settore estrattivo, che in Italia è molto concentrato, ma ad ogni modo in questi tre settori ci sembra di vedere in questo momento stanno attirando di più le imprese italiane verso il continente africano. Tutti sappiamo che l’Africa sarà il continente di maggior crescita in questo secolo, ma noi italiani però scontiamo una certa prudenza, magari eccessiva nel tradurre questa consapevolezza in passi concreti.

http://africart.org/category/b-on-board/

L’atteggiamento giusto per un colloquio

Albert Mehrabian negli anni 50, scoprì che il nostro impatto comunicativo è  per il 7% verbale (l’uso delle parole), per il 38% vocale (il tono […]

Albert Mehrabian negli anni 50, scoprì che il nostro impatto comunicativo è  per il 7% verbale (l’uso delle parole), per il 38% vocale (il tono della voce, l’ inflessione) e per il 55% non verbale. Significa che l’impressione che fate dipende in maggioranza dal linguaggio del vostro corpo e tutto accade molto velocemente, nei primi 4 minuti di incontro con un’altra persona.

Sapendo che molto  dipende da quello che comunichiamo senza parlare, è possibile prepararsi con maggiore attenzione in vista di un colloquio o un incontro di lavoro.  Secondo noi sono tre i momenti fondamentali in cui mostrare il meglio di sé:

1) L’entrata nella stanza

Arrivate 10 minuti prima, mai più di dieci minuti. Non arrivate dopo, se tardate dovete assolutamente avvisare. SPEGNETE IL CELLULARE.

Entrate nella stanza con entusiasmo, sorridete, guardate la persona/le persone negli occhi . L’entusiasmo aiuta a nascondere il nervosismo. Quando stringete la mano, fatelo con decisione. Fate in modo da “avvolgere” bene il palmo dell’altra persona e poi stringete, senza fare male. Lavorate sulla stretta di mano prima di arrivare perché studi esploratori spiegano che esiste una correlazione tra la stretta di mano e l’andamento di un colloquio. Donne stringete più forte!

2) Il momento di sedersi

Prima di sedervi chiedete gentilmente dove l’intervistatore vuole che vi sediate, a meno che non sia proprio palese. Le buone maniere sono importanti. La prima volta è meglio non accettare se viene offerto un caffè o un te. State seduti dritti, con piedi che toccano fermamente per terra. Le mani poste sui braccioli e non tenete niente in mano, a meno che non vogliate prendere appunti. In questo caso carta e penna sono ammesse, facendo sempre attenzione a non usarle come barriera, creando un ostacolo tra intervistatore e voi.

3) Il colloquio

Non dovete essere rilassati, ma nemmeno rigidi. Mantenete una seduta dritta, tenendo la schiena in contatto con lo schienale. Un corpo che si sporge in avanti, verso l’intervistatore segnala interesse nell’argomento. Mantenete movenze lente e controllate e tenete indietro le spalle. Movimenti della testa che segnalano l’ascolto e comprensione, sono importanti e se fatti in modo attento segnalano all’ intervistatore le cose che vi interessano maggiormente.

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Where are you from
Multilocal people: where we really come from…

A few days ago, I watched a video that really changed my vision of multiculturalism, maybe the verb “change” is not the appropriate one, so […]

A few days ago, I watched a video that really changed my vision of multiculturalism, maybe the verb “change” is not the appropriate one, so it’s better if I say that this video gave me the confirmation that I was looking for. To sum up, in this video  an original Ghanaian woman who had lived in several countries talked about nations, personal identity and how a person can be defined based on his/her experiences. She said “nations are a power (governs) invention, so people cannot be national, but local. That means that people are made of experiences and they can belong to more than one so called nation” . As she did, I will give you an example to better explain this concept. I will give my own example that will also allow me to introduce myself (and will allow you to come to your own conclusions).

If I am a Spanish journalist woman who has spent 21 years in Spain, 1 year in Belgium, 3 years in Congo and 4 years in Italy, who am I really? Am I just a Spanish citizen? Ok, I grew up in Spain, so obviously every time that I think of going back to my roots I come back to Merida, my Spanish town. But also when I’m there and I talk to my Spanish friends and family, I can’t forget the first day that I went to visit my Congolese friends at home and they offered me saka-saka (a typical Congolese food); I worked and paid my taxes in Belgium and now I receive my mail in Italy …I think that’s life, real life! So I’m not an ordinary national Spanish citizen because the way I interact with other people is influenced by my former life lessons.

So can you imagine how a person whose father is Russian, mother Italian, who has spent years living in Spain and France can say about where she or he comes from? And no, it’s not an extreme example, today the globalization system can easily show us thousands of people with this profile. That is why this video touched me, because it was explaining real life and not frontiers, not nations but local habits and customs that in my case, still now,  are part of me, as are Spanish omelettes, cured ham or the siesta! All these former experiences took me to where I am now, so I believe this concept really suits me: I’m a multilocal person, and not a national person.

Coming back to today, now I live in Milan. I’m a multicultural consultant and I work for BOnBoard, a recruitment agency specialized in multicultural profiles that also guides the internationalization process of Italian companies. We focus on who has an international background, like second generation people, Erasmus or Leonardo program participants…etc.

Every day, companies try to enlarge their possibilities looking for new international markets. As we all already know, the former economic-leading nations are in crisis and there is an outburst of new powerful countries. But to get to know how to manage the whole internationalization process, it’s necessary to think about cross-cultural strategies, that means to consider the characteristics of the country you are approaching. Otherwise the business will inevitably fail.

So companies like BOnBoard and platforms like Check-in Europe are a “must” in our society. They are the bridges between these new professional figures which are multicultural people (persons who have interacted/lived/ come from two or more different cultures) and companies which want to face and begin an internationalization path.  From my point of view, this is how the world is running right now.

Watch the video: https://www.ted.com/talks/taiye_selasi_don_t_ask_where_i_m_from_ask_where_i_m_a_local?language=en

Infostranieri: l’integrazione passa per un “click”

L’Italia potrebbe essere il primo paese in Europa con un’applicazione dedicata specificamente agli stranieri. “Infostranieri è un’applicazione gratuita che aiuterà l’integrazione degli immigrati in Italia, […]

L’Italia potrebbe essere il primo paese in Europa con un’applicazione dedicata specificamente agli stranieri.

“Infostranieri è un’applicazione gratuita che aiuterà l’integrazione degli immigrati in Italia, perché é un loro diritto”, queste sono le parole di Bashkim Sejdiu, imprenditore d’origine albanese che ha investito molto tempo e risorse a sviluppare quest’applicazione creata ad hoc per agevolare la complicata burocrazia italiana per gli immigrati.

Infostranieri nasce dalla propria esperienza di Bashkim e di tanti stranieri: notti di fila per rinnovare i documenti e l’incertezza di non sapere se le procedure sarebbero andate a buon fine. Invece ora e con l’aiuto delle istituzioni, gli stranieri potranno formalizzare i loro documenti e avere accesso ad altri servizi a portata di “click”, senza recarsi negli uffici, ma soprattutto saranno assolutamente consapevoli di quello che stanno facendo, perché Infostranieri è disponibile in otto lingue.

L’applicazione è organizzata in 5 aree principali: pratiche, ambasciate, news, associazioni e professionisti. Ogni pratica é suddivisa in “kits” oppure pacchetti dove si trovano tutte le informazioni e i format scaricabili per poter cominciare (e finire) una procedura.

Al momento e come afferma l’ideatore, ”l’applicazione è sviluppata soltanto al 5% del suo potenziale, nel futuro vorrei  includere molti altri servizi, come il tasto SOS, che permetterà alle persone in difficoltà di contattare gli enti predisposti” . Il tasto SOS diventerà di grande importanza per i gruppi più deboli, ad esempio per le donne che soffrono la violenza di genere e che in molte occasioni, per paura di perdere i documenti, non chiedono aiuto.

L’applicazione Infostranieri è, ovviamente, un modo per semplificare la vita degli stranieri, ma è molto più di quello, è uno strumento  che consentirà agli immigrati, cioè, a più di 5 milioni di abitanti in Italia che rappresentano il 10% del PIL del paese, di essere gli attori principali della loro vita, perché l’integrazione passa dalla consapevolezza dei propri diritti e dei propri doveri.

Per il momento Bashkim percorre i diversi enti ufficiali cercando di coinvolgere le istituzioni in quest’interessante iniziativa. Sopra il tavolo ci sono alcuni possibili accordi di collaborazione e l’idea di un progetto pilota con il comune di Milano che magari, con il tempo, potrebbe far arrivare l’applicazione al resto del paese. Allora, aspettiamo un “click”.

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