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Intervista a Anna Shamira Minozzi: l’arte, il pensiero, le opere.

“La mia è una testimonianza di come ci si possa arricchire culturalmente e spiritualmente viaggiando in un paese straniero “, queste sono le parole di Anna Shamira Minozzi, artista italiana, ideatrice di innovative composizioni calligrafiche. Il suo contributo permette di creare uno spazio di condivisone fra occidente e oriente.

La sua passione cominciò in uno dei suoi primi viaggi in Egitto in cui scoprì la calligrafia islamica e ne rimasse colpita. Anna Shamira ha portato la sua arte in molti paesi tra cui l’Arabia Saudita, Oman, Giordania e gli Emirati Arabi, un percorso con cui ha costruito un vero ponte tra culture diverse.

Cosa hai scoperto della cultura araba e dell’arte islamica che hai voluto trasmettere nei tuoi quadri?

La splendida scrittura araba per bellezza di segni, forma e armonia ritmica, non ha pari al mondo e dietro a tanta bellezza si scopre che quelle lettere e quelle parole sono collegate al divino. Tramite le mie opere voglio anche trasmettere il bellissimo messaggio di pace che porta l’Islam.

Qual è il segno della calligrafia dell’antico Egitto che più ti rappresenta?

Tutti i segni sono immagini, alcuni possiedono la forza comunicativa del concetto che esprimono e acquistano una valenza di puro simbolo. Ognuno di noi inconsciamente può essere colpito da un segno anche se non ne capisce il senso, ma si sente comunque attratto da quella immagine. È  quello che succede osservando i geroglifici, non se ne comprende il significato, ma il potere di quelle immagini parla comunque al nostro inconscio, ci trasmette emozioni, fa lavorare la nostra capacità immaginativa. La visione di elementi, di segni che racchiudono pensieri ed esperienze passate, può aiutarci a vivere e a comprendere meglio il presente, a coglierne aspetti più profondi e a rielaborarli con l’immaginazione anche in base alle nostre conoscenze di oggi. Nulla è poi così nuovo sotto la luce del sole… tutto è un continuo ritorno e come sosteneva il grande Albert Einstein “l’immaginazione è più importante della conoscenza”.

Perché hai scelto di “parlare” di religione?  

La cultura, le arti e il pensiero portano alla fratellanza, al rispetto e non alla divisione e all’odio. Se la religione “predica” la pace, l’arte è pace. 
”Un uomo vale tanti uomini quanti paesi stranieri ha visitato” (antico proverbio arabo).
”Il mondo è un libro, e chi non viaggia legge solo una pagina”. (Sant’Agostino) 
Prendo spunto da queste due citazioni, per esprimere l’assioma che ho posto come punto fondamentale per la ricerca di un confronto e di un sereno dialogo inter-religioso e inter-culturale, e cioè la necessità di conoscere senza alcuna forma pregiudiziale e quindi di comprendere le “diversità” che compongono l’unità del Creato.

 Dove hai trovato l’ispirazione per cominciare un progetto cosi complicato?

Il mio senso artistico è stato in modo particolare ispirato dalla forma calligrafica della Basmala. La vita, le preghiere, i giorni, le azioni di un buon musulmano iniziano con la recitazione della Basmala. Le parole che la compongono sono: “Nel nome di Dio, Il Clemente, Il Misericordioso”. 
La mia arte di calligrafa nasce dal rispetto e da un sincero e profondo amore verso l’Islam puro, consapevole che iniziando il mio cammino di calligrafa, toccavo un’arte sacra per milioni di musulmani, cosa che non dimentico mai prima di eseguire una mia opera. Ho iniziato copiando i 99 Nomi di Dio, passi del Corano e le Basmala già esistenti. Poi ho sentito l’esigenza, come artista, di ideare qualcosa di nuovo e, ispirata dalla leggiadria di questa arte, ho ideato la mia prima Basmala a forma di farfalla. La gioia che ho provato è stata immensa perché per me ciò significava un mondo nuovo che si apriva per la mia creatività. Incominciai dunque a pensare composizioni innovative calligrafiche.

Dove c’è condivisione, dove si incontrano culture differenti c’è sempre arricchimento e ispirazione. Farò un esempio: io sono una pittrice, lavoro con i colori e poniamo il caso che io disponga solo dei colori rosso, giallo, blu e bianco perché l’unico negozio che conosco e che mi fornisce i colori, dispone solo di questi. Poi incontro un venditore di colori straniero che vende il color lilla, l’arancio lo smeraldo e mi fa scoprire anche il color oro e argento. Ora come artista ho a disposizione più colori e la mia fantasia potrà volare e dar sfogo a maggiore creatività, senza che io debba rinunciare ai miei amati colori base, ma aggiungendone di nuovi che prima non avevo. Questo vuol dire che io non cambio e non rinuncio alla mia identità artistica aggiungendo dei colori, ma anzi l’arricchisco. Bisogna procedere per inclusione e non per esclusione.

 La  tua arte vuole promuovere il dialogo interculturale. Come lo fai?

Ad esempio, ho appena realizzato un calendario cristiano-islamico 2016 / 1437-1438, che è stato concepito per stimolare, attraverso il potere comunicativo dell’espressione artistica, il dialogo tra culture differenti, suggerendo una propositiva fusione tra gli elementi che le caratterizzano e inducendo quindi a una comprensione e a una conoscenza reciproca. Il calendario vuole mettere in evidenza come sia possibile e stimolante una convivenza tra aspetti diversi di diverse culture: numeri e lettere occidentali insieme a caratteri arabi, successioni di eventi ricordati nelle due diverse tradizioni, richiami artistici e culturali convivono in armonia, ognuno seguendo la propria linea senza confondersi. L’idea alla base di questo calendario sta nell’usufruire del fatto che esso comunica il progredire continuo della nostra esistenza, tutti i giorni ci ricorda il giorno, il mese e l’anno in cui viviamo e quindi può anche quotidianamente ricordarci che condividiamo la nostra realtà con culture differenti dalla nostra e che la diversità è arricchimento, è stimolo alla curiosità di conoscere l’altro e che il rispetto reciproco è fondamentale per viverla con giustizia.

Sono cosi distanti queste due culture che lo scontro è inevitabile?

Sono solo l’ignoranza e il pregiudizio che ci dividono e creano incomprensioni, inducendoci anche a voler prevaricare l’uno sull’altro invece che a convivere pacificamente. Il rispetto per la vita, per ogni forma di vita, è profondamente radicato nell’etica islamica. Il Corano dice che uccidere un uomo innocente è come uccidere l’intera umanità.

 Dice il famoso sacerdote e teologo Hans Kung: «Il Cristianesimo e l’Islam sappiano che nessuna religione e nessun sistema etico possono essere condannati invocando le deviazioni morali di alcuni loro rappresentanti. Per fare un esempio, se io, in quanto cristiano, non voglio che la mia fede venga giudicata secondo le attività dei crociati o dall’inquisizione, devo poi essere attento, a mia volta, a non giudicare la fede di un’altra persona sulla scorta di quello che un piccolo gruppo di terroristi commette in nome di quella fede».

Si può avere una convivenza di “diversi stili di vita e confessioni religiose” che può essere pacifica solo se non lede i diritti fondamentali e le libertà altrui. L’umanità, la disponibilità reciproca e la fiducia sono le doti fondamentali per un dialogo costruttivo. Sulla terra può esserci una reale convivenza, può nascere un autentico senso di comunità solo se gli uomini vivono gli uni insieme agli altri, condividono un ethos comune, coltivano un concreto senso civico e aspirano a un bene comune.

Sul sito di Shamira Minozzi troverete più esempi della sua arte: www.shamira.it