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L’Indonesia, lo “smeraldo dell’Equatore”

Oggi apriamo le porte del quarto paese più popoloso del mondo, uno stato in cui convivono più di 300 etnie e dove si parlano circa 500 lingue e dialetti diversi, non a caso lo slogan “Bhinneka Tunggal Ika” (“Unità nella diversità”) è utilizzato come motto di promozione ufficiale da più di 50 anni. Parliamo della vulcanica Indonesia, il paese delle 18.000 isole, lo “smeraldo dell’Equatore”.

L’Indonesia è la prima economia del Sud-est asiatico ed è membro dell’Asean, l’Associazione dei 10 Paesi dell’area (insieme a Malesia, Singapore, Brunei, Thailandia, Vietnam, Myanmar, Laos, Cambogia, Filippine). L’economia indonesiana conferma la propria solidità con tassi di crescita dal 2004 stabilmente superiori o prossimi al 5%, tra i più alti dell’area. Il FMI prevede che la crescita rimarrà sostenuta nei prossimi anni, con tassi medi attorno al 5,5-6% fino al 2018.

La crescita economica degli ultimi anni, insieme alla stabilità politica del Paese, ha contribuito a rafforzare la fiducia dei mercati internazionali nella sostenibilità dello sviluppo del paese a medio-lungo termine, grazie anche alle prudenti politiche fiscali e monetarie del Governo di Giacarta.

B On Board ha intervistato ad Alessandro Liberatori, direttore dell’ufficio ICE-ITA a Giacarta, per scoprire di più su questo colosso in cui risiedono più di 250 milioni di persone che lo rendono il paese con maggior popolazione musulmana del mondo.

B On Board: Dottore Liberatore, quali elementi caratterizzano il contesto economico indonesiano per un società italiana che voglia investire?

ICE-ITA: Il Governo ha varato una serie di riforme, tagliato la burocrazia, promosso le zone economiche speciali e aumentato gli investimenti in infrastrutture, aspetto fondamentale per superare il vincolo rappresentato dalla frammentazione geografica di un arcipelago composto da oltre 18.000 isole.

L’obiettivo è portare la spesa in opere pubbliche al 7,7% del PIL nel 2017, che era al 6,4% nel 2014. Per i prossimi 5 anni, il Governo ha programmato la costruzione di circa 20.000 km di strade, 15.000 MW di centrali elettriche, 24 porti e 15 aeroporti. Ci sono anche progetti per costruire 65 dighe. Il costo di questo sforzo è stimato in circa 160 miliardi di dollari, di cui 60 saranno finanziati con fondi pubblici. Il Governo sta attualmente elaborando nuove modalità per migliorare il meccanismo con cui questi progetti saranno preparati, attuati e monitorati. Si sta privilegiando il Partenariato Pubblico-Privato (“PPP”) attraverso forme di project finance nel campo della produzione elettrica, delle energie rinnovabili, ecc. Per partecipare al rilancio delle infrastrutture locali, in particolare nello sviluppo della rete autostradale, metropolitana, aeroportuale e ferroviaria, il Governo indonesiano prevede un investimento di 70 miliardi di dollari nel corso dei prossimi anni. Il settore delle costruzioni è destinato a crescere di oltre il 6,8% all’anno. Sono stati individuati 30 grandi progetti infrastrutturali definiti come prioritari da realizzare nei prossimi anni.

Con il calo dei prezzi delle commodities e la frenata della Cina, per centrare gli obiettivi di crescita saranno determinanti le riforme. Le materie prime generano un quinto del PIL del Paese e il 60% del suo export. Nel primo trimestre del 2016, la crescita è stata del 4,9% mentre nel secondo semestre dell’anno ha raggiunto il 5,2%. Oltre che sull’export di materie prime, l’economia si basa sui consumi generati da una classe media in aumento (e che già conta 150 milioni di persone), che equivalgono al 50% del PIL.

L’Indonesia è al centro di un boom dell’e-commerce. È il quarto mercato al mondo di smartphone. Due quinti dei suoi 255 milioni di abitanti (metà dei quali ha meno di 30 anni) ne hanno uno.

B On Board: Con quali modalità consiglia di stabilire un’attività in Indonesia?

ICE-ITA: Per stabilire un’attività in Indonesia vi sono diverse possibilità, vediamo le due estreme (la più semplice/economica e quella più impegnativa):

1. Costituire un ufficio di rappresentanza. Aprire un ufficio di rappresentanza è economico (circa 2 mila dollari) e richiede un mese e mezzo circa, ma questa soluzione può essere scelta solo per effettuare ricerche di mercato, per esplorare le opportunità di business per la propria azienda e per effettuare attività di rappresentanza. Non è possibile esercitare attività di vendita diretta. Non ci sono limitazioni al capitale estero, né requisiti minimi di capitalizzazione. L’autorizzazione all’attività scade dopo 3 anni, prorogabili a 5. Se si desidera aprire un’attività occorre rivolgersi all’Indonesia Investment Coordinating Board (Bkpm), un ente pubblico simile, per certi versi, all’ICE-Agenzia. Il BKPM ha di recente migliorato i propri servizi e attivato un “one stop shop” per concentrare le pratiche e ridurre i tempi. Tuttavia, molti investitori esteri preferiscono affidarsi a società locali specializzate. In alternativa alla costituzione di un’attività da zero esiste la possibilità di acquisirne una già esistente.

2. Costituire una società d’investimento a responsabilità limitata di grandi dimensioni, che può operare senza alcun limite di fatturato. Stabilire una società d’investimento estero ha un costo medio di circa 3.500 dollari e richiede circa 3 mesi ed è consigliata soprattutto per le aziende che intendano svolgere attività commerciali di una certa rilevanza. Il capitale estero può arrivare fino al 100% del totale a seconda del settore di attività. Il capitale minimo richiesto è di 10 miliardi di rupie (circa 700.000€).

L’Indonesia sta sempre più incentivando gli investimenti stranieri ed aprendo progressivamente il proprio mercato agli investimenti esteri modificando la propria Negative List, che elenca i settori nei quali la partecipazione di capitale estero è esclusa o limitata.