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“L’Italian Sound” in Corea del Sud

Roma, Portofino, Daniele o Alberto sono delle parole che evocano l’Italia aldilà delle nostre frontiere e che spesso sono utilizzate come strategia promozionale in altri paesi.

Siamo a Seoul, la vibrante capitale della Corea del Sud, un’area metropolitana di più di 20 milioni di persone in cui la percezione della qualità dei prodotti o dei servizi italiani gode di un grande prestigio. Il così detto “Italian Sound” è una tendenza molto usata da qualche anno dai commercianti e i business man/woman locali come modo per attrarre i loro clienti, perché l’Italian Sound in Corea del Sud è simbolo di successo, specialmente in settori come l’agroalimentare e la moda.

La Corea del Sud è la quarta potenza economica dell’Asia dopo Giappone, Cina e India e nel 2010 è diventata il sesto produttore mondiale superando l’Italia, scivolata dal quinto al settimo posto. B On Board ha intervistato in proposito la dottoressa Paola Bellusci, Trade Commissioner dell’ufficio ITA-ICE a Seoul:

 B On Board: Quali sono i vantaggi di investire in Corea del Sud?

Se per investimento intendiamo creare una struttura stabile è un vantaggio perché in Corea si valuta molto positivamente il commitment dell’azienda straniera. Inoltre la Corea è una società che non ha tempi morti(né pazienza nell’aspettare interventi di manutenzione/riparazione, pezzi di ricambio, ecc.). Questa caratteristica è molto apprezzata quando parliamo di aziende che non operano nell’ambiente di beni di consumo, ma piuttosto della meccanica o beni intermedi in cui il fatto di dover aspettare svantaggia l’azienda produttrice. La Corea è un paese che ha 50 milioni di abitanti, e anche se non è un grande mercato, dal punto di vista commerciale la Corea è localizzata in una delle zone più dinamiche del mondo (il nordest asiatico produce il 22% del PIL mondiale e si prevede raggiungerà il 30% nel 2020). Essere in Corea o essere vicini a un grande gruppo coreano significa non solo poter servire il mercato coreano, ma avere proiezione in Vietnam, Indonesia e tanti altri paesi asiatici dove i coreani lavorano e con molto successo.

Inoltre, la Corea è un paese che ha fatto molta politica nell’attrazione degli investimenti stranieri perciò ci sono molte facilità nel reperimento di aree, di affitti… Dopo aver soddisfatto alcuni criteri numerici che l’hanno permesso di collocarsi tra le economie più sviluppate al mondo, il governo coreano si è anche impegnato nell’avvicinamento di grandi organismi ed eventi internazionali per affermare Seoul come uno degli hub mondiali. Tutte queste azioni per avere ulteriori margini di sviluppo e prominenza sulla scena worldwide.

B On Board: In questo momento, quali settori offrono le migliori opportunità per investire in Corea del Sud?

ITA-ICE Seoul: La cosmetica e tutto quello che sta dietro all’industria cosmetica, la ricerca, la ricerca e sviluppo… Nonostante in Corea sia già un settore molto forte ed una parte molto rappresentativa dell’economia coreana, loro sono sempre pronti ad imparare ed a acquistare società estere. Ci sono medie aziende italiane che sono venute a stabilire laboratori qua. I coreani sono molto attratti dalla proposta di nuovi prodotti, dal design, lo stile o i dettagli in più.

B On Board: Che consiglio darebbe a un italiano che deve approcciare il mercato coreano a livello di business etiquette?

ITA-ICE Seoul: La gerarchia è molto sentita nella società, ma anche a livello azienda. È importante presentarsi per quello che si è, cioè dare una descrizione dettagliata del ruolo che si svolge per non imbarazzare la controparte coreana nel cercare una persona che possa rientrare nel target e creare il matching giusto. Quello che può sembrare una formalità non lo è, quindi è meglio non prendere a male l’eccesso di richiesta d’informazione della persona.

  Dal 2011 al 2015 la bilancia commerciale fra l’Italia e la Corea è stata soddisfacente e sono aumentate in maniera costante le importazioni coreane di beni dall’Italia, una delle poche grandi economie mondiali che hanno una bilancia commerciale in attivo con la Corea. I prodotti italiani maggiormente importati sono macchinari (-14,8%, quota del 24,8%) e pelletteria (-4,7%, quota del 9,9%). Sul fronte dell’export coreano verso l’Italia le voci principali sono: ferro e acciaio (+26,6%), autovetture (-20,2%), navi (+130,9%), plastica (-7,9%).

Nonostante l’ultimo anno e gli ultimi mesi del 2015 sono stati caratterizzati da un rallentamento dell’import coreano da tutto il mondo, nel 2016 l’Italia ha sofferto un calo minore (-1,7% contro -16,3% globale).

Proprio nell’anno 2011 è entrato in vigore l’accordo di libero scambio tra la Corea del Sud e la Unione Europea, finalizzato alla diminuzione e in alcuni casi l’abolizione dei dazi doganali. Grazie a quest’azione, l’interscambio fra l’Italia e la Corea del Sud ha subito una certa crescita nei due sensi.

La dottoressa Bellusci afferma che “In questo caso, però, sono stati i coreani ad usufruire di più di quest’agevolazione perché sono stati in pochi gli italiani che hanno fatto la richiesta per ottenere lo status di esportatore autorizzato per poter trarre vantaggio dell’accordo”, perciò, “ancora ci sono degli ulteriori margini per rendere più appetibili i servizi/prodotti italiani. Appena gli italiani ottengano questo status, l’importatore coreano non dovrà più pagare il dazio e non dovrà applicare al consumatore finale ulteriori tasse, aumentando così la competitività del made in Italy”.

Per quanto riguarda gli ultimi dati disponibili, relativi al primo trimestre del 2016, sono stati 3 gli investimenti italiani registrati, per un totale di 413mila USD, tutti nell’ambito del settore dei servizi.