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Opportunità in Vietnam

Il Vietnam è indicato come uno dei migliori Paesi in cui investire nel 2017. Da uno dei Paesi più poveri del mondo, il Vietnam ha avuto una crescita economica costante ed è diventato a tutti gli effetti un Paese in via di sviluppo, con tassi di crescita che oscillano fra il 6% ed il 7%. Questa crescita è favorita dal governo nazionale, il quale intende creare le migliori condizioni non solo per le imprese che intendono fare business, ma anche per i consumatori. In questo senso, le autorità vietnamite stanno attuando un processo di semplificazione burocratica in quasi tutti i settori d’attività imprenditoriale.

Il Paese presenta un mercato emergente da 94 milioni di consumatori con un PIL pro-capite in crescita. Ho Chi Minh City e Hanoi figurano rispettivamente come la seconda e l’ottava città più dinamica nel mondo del 2017 (fonte World Economic Forum); in queste due città vivono tra gli 8 e i 10 milioni di persone e, di conseguenza, si concentra anche la maggior parte del mercato del lavoro (più del 60% della popolazione è in età lavorativa).

Gli investimenti stranieri stanno aumentando in questo Paese e la nuova normativa sugli investimenti esteri, approvata nel 2015, ha un impianto marcatamente liberale. C’è stato un picco d’investimenti stranieri nel 2008 da parte di multinazionali; dopo una breve diminuzione, gli investimenti esteri hanno ripreso a crescere e si attestano oggi attorno ai $26,4 miliardi. Questi investimenti sono principalmente costituiti da PMI: basti pensare che nel 2016 si sono create ben 110.000 nuove imprese nel Paese, sia vietnamite che straniere.

Il Vietnam è il primo partner commerciale dell’Italia nel Sud est asiatico, e i due Paesi hanno una positiva collaborazione a livello culturale, scientifico ed accademico. In occasione della sua recente visita in Italia, Il Presidente della Repubblica socialista del Vietnam H.E. Tran Dai Quang ha detto: “L’interscambio commerciale Italia-Vietnam è raddoppiato nel corso degli ultimi 6 anni, sebbene permanga ancora un evidente potenziale inespresso. L’auspicio è quello che esso possa crescere fino a toccare quota 6 miliardi di dollari entro il 2018″.

In questo quadro, il Paese presenta diverse opportunità di business per le imprese italiane. L’interscambio Italia-Vietnam ammonta a $5 miliardi, e l’export italiano in Vietnam è costituito per oltre il 60% da prodotti della meccanica strumentale, a cui si affiancano produzioni nei comparti tessile-abbigliamento, chimico ed agroalimentare. Aziende importanti come Ducati e Ariston hanno già investito nel Paese e approfittato dell’area di libero scambio ASEAN – di cui fanno parte sia il Vietnam che la Tailandia – che nel 2030 rappresenterà un mercato di circa 800 milioni di consumatori. La collaborazione fra i due Paesi può crescere ancora molto per favorire il trasferimento di know-how e conoscenze italiane in Vietnam. Ci sono opportunità in particolare nei seguenti comparti: meccanica strumentale, agroindustria, infrastrutture, packaging e forme di energia alternativa. Infine l’afflusso di turisti vietnamiti in Italia è infatti in forte aumento (+32% nel 2015), anche se ancora non esiste un volo diretto che colleghi i due Paesi.

Il Vietnam è il primo paese ad aver firmato un accordo di libero scambio con l’Unione Europea, che entrerà in vigore nel 2018. Quest’accordo annullerà praticamente ogni dazio all’importazione e il Vietnam liberalizzerà i servizi finanziari, le telecomunicazioni, i trasporti e i servizi postali, riducendo inoltre le limitazioni all’importazione di cibi e bevande (compresi vini e liquori) oltre che nei comparti tessile ed automobilistico. Anche per quel che concerne gli appalti pubblici si sono raggiunti accordi che garantiscono elevati livelli di trasparenza, paragonabili a quelli in vigore nei paesi sviluppati. Quest’accordo costituirà quindi un’ottima opportunità per le imprese europee ed italiane, essendo l’Italia uno dei Paesi che ne beneficerà maggiormente.

Il Vietnam avrebbe anche fatto parte del Trattato di Partenariato Trans-Pacifico (TTIP), che avrebbe creato la zona di libero commercio più grande del mondo. Il TTIP avrebbe coperto il 40% del PIL mondiale, coinvolto sia Paesi sviluppati (es. Giappone, Australia) che meno (es. Vietnam, Perù), e avrebbe favorito beni di qualità elevata per “mettere fuori gioco la Cina”, l’economia emergente che attualmente punta più sul prezzo che sulla qualità dei propri prodotti. Tuttavia il neo-Presidente americano Donald Trump ha fatto ritirare gli Stati Uniti da quest’accordo. L’Unione Europea – che rappresenta il secondo partner commerciale ed il terzo investitore per il Paese asiatico – e l’Italia potrebbero trarre giovamento da questo ritiro in quanto, anche se entrerà in vigore, il TTIP non avrà più lo stesso impatto a livello del commercio mondiale.

Riassumendo, i principali punti di forza del Vietnam sono: la politica attrattiva in tema d’investimenti esteri; la vasta rete di accordi di libero scambio che offre un ampio ventaglio di liberalizzazioni tariffarie; gli ambiziosi obiettivi di sviluppo in una molteplicità di comparti come infrastrutture, energia, meccanizzazione agricola, biomedicale e turismo; l’espansione del ceto medio che si è dimostrato assai sensibile al richiamo delle produzioni straniere ed in particolare di quelle italiane; la disponibilità di una manodopera giovane, a basso costo e qualificata.

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